mercoledì 20 maggio 2009

Manara e i 7 Vizi Capitali

Che le iconografie classiche non passano mai di moda lo dimostra anche il mondo del fumetto, mondo spesse volte ritenuto di nicchia e minoritario rispetto alle arti maggiori.

In questo caso ho voluto inserire delle tavole di Milo Manara realizzate alla fine degli anni ‘80 per la rivista Verona infedele, periodico satirico diretto da Cesare Funari, sul tema dei 7 Vizi Capitali indagati in chiave contemporanea, con quella vena tipicamente personale di magia ed erotismo che tanto colpì Fellini. Sono immagini emblematiche della sua poetica visionaria ed attualissima oltre che piccoli capolavori di grafica fumettistica.

manara-l'ira manara-la gola

manara-la lussuria manara-l'avarizia

manara-l'accidia manara-l'invidia

manara-la superbia

Magnificenza dell’utopia

Diagram of the Principal High Buildings of the Old World 1884

George F. Cram produsse questa litografia per il Cram's Unrivaled Atlas of the World nel 1889 rappresentando i più alti monumenti del mondo a quella data; la stampa, pur di non eccellente qualità, mi ha sempre affascinato per il suo senso di horror vacui e per la raffigurazione di una veduta (impossibile) di una città utopica nella quale fossero presenti tutte queste architetture del mondo. L’effetto è estraniante ma altamente suggestivo; una città immaginaria, che sa tanto delle ricostruzioni fantastiche del Piranesi, ma al tempo stesso estremamente fedele e realistica. Una stampa che ha fatto scuola nel genere delle illustrazioni scientifiche e che ispirò anche molti altri artisti.

Immagine grande.

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martedì 19 maggio 2009

Minimal Porn – Minimal Killer

Il collettivo Sexyshock di Bologna, lavorando sulla stilizzazione delle immagini su una piattaforma virtuale, ha realizzato questa serie di composizioni apparentemente astratte dove vengono però rappresentati, in maniera inequivocabile, ma molto stilizzata ,dettagli di corpi che fanno sesso. Il modo di operare qui è il più classico: si interpretano le forme della realtà dandone una propria rappresentazione, in questo caso stilizzando il più possibile.

L'astrazione tipica delle linee geometriche e delle zone di colore omogeneo, così, salvaguardano l’anonimità della parte visiva, rendendo vano ogni tentativo di bollare il lavoro come osceno, ma mostrandosi tali sono dopo aver compreso i vero significato celato; un sottile svelamento dell’immagine ed una piccola riflessione sul funzionamento del nostro sistema neurale il quale, senza indicazioni, non saprebbe associare queste figure ai loro contenuti.

Come spiegano i curatori delle immagini, che giustamente definiscono Minimal Porn, per le quali è stato realizzato un sito specifico, questa è “un’idea grafica che vuole allontanarsi dal realismo fotografico proponendo un punto di vista estremo: il sesso esplicito, depurato dai suoi colori naturali diventa solo un movimento meccanico, dove la nostra fantasia (se c’è) riempirà le forme”.

Nel sito, a rendere ancora più estraniante il legame tra queste immagini e il mondo del sesso, la possibilità, nell’area “game”, di far realizzare ai visitatori, personali riempimenti cromatici delle figure.

blow Minimal minimal2

Lo stesso effetto surreale e spiazzante è stato riproposto nell’altro progetto Minimal Killer, nel quale, oltre alle immagini, sono presenti animazioni in flash; anche in questo caso l’omicidio è visto come una semplice alterazione dell’equilibrio delle parti geometriche e cromatiche; “La spettacolarizzazione del piacere e del dolore scompare. Quel che resta cerca di essere un ironico, a volte cinico e sottile riferimento… sottile come la lama di un rasoio o come il perizoma di una valletta!”.

Minimalkiller minimalkiller2 minimalkiller3

Minimal Porn Vai al sito Minimal Killer

domenica 17 maggio 2009

My personal Pollock

Come per le Teste di Picasso, segnalo un altro simpatico sito dove sperimentare velleità artistiche sulla falsariga dello stile di Pollock (quella sotto è la mia creazione)………adatto anche come anti-stress……occhio al mouse.

my pollock

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sabato 16 maggio 2009

Tracce del Sacro

Oltre a Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro, detto Fra Angelico, il quale fu beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1984 diventando protettore degli artisti, esiste un altro santo che fu, anche se meno famoso, un valente pittore.

Adam Chmielowski nasce ad Igołomia nel 1845 in Polonia; dopo aver partecipato all’insurrezione della Polonia contro lo zar nel 1863 e aver perso una gamba in battaglia, si trasferisce a Parigi dove inizia a frequentare la scuola delle Belle Arti; passerà in seguito per Gand, Monaco, fino a tornare a Varsavia dove, spinto da una profonda crisi mistica, nel 1880 entrerà nella Compagnia di Gesù come fratello laico, presso il monastero di Tarnopol. Dopo soli sei mesi, però, precipita in un profondo sconforto spirituale che sconfina nella follia obbligandolo ad abbandonare la tonaca e a farsi ricoverare. Guarito, nel 1882 entrerà in contatto con il III Ordine Francescano cominciando a diffonderne la spiritualità e dedicandosi ai più derelitti, non dimenticandosi mai però della pittura e del restauro. Muore a Cracovia nel 1916.

Seguace del naturalismo russo, quella fase che segue il Realìzm e che prende avvio nel 1863 quando tredici studenti dell’ Accademia Imperiale delle Arti di San Pietroburgo, riuniti intorno ad Ivan Kramskoj, si rifiutarono di partecipare al concorso conclusivo dei loro studi, che prevedeva l’esecuzione di un dipinto mitologico, organizzandosi nell’Artel, una corporazione artigianale, per poi entrare nel 1870 negli Peredvizniki (Itineranti o Ambulanti), ricerca una diversa plasticità, un modo nuovo e differente di affrontare e realizzare i soggetti e la voglia di una spiritualità più intima, non veicolata dall’accademismo, ma trovata nella natura e nel popolo. La nuova arte francese, che tanto influsso aveva nei paesi dell’est, contribuì inoltre a formare il suo stile.

Passando per una fase tra il romantico e il decadente, che ha il suo capolavoro nella singolare e tetra bellezza del “Cimitero italiano” del 1880

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giunge nella sua opera ad una spiritualità non retorica, ad un senso dell’umano che profondamente si scontra e si incontra con la sua parabola di vita

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fino al suo capolavoro, risultato di una profonda esperienza sull'amore misericordioso di Cristo verso l'uomo (esperienza che lo condusse ad una metamorfosi spirituale che lo riavvicinò alla religione), tela dal forte impatto visivo, dalla profonda e tragica umanità, e dallo splendido trattamento della luce e del colore

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opera che si può definire concettualmente l’antitesi di un altro grande capolavoro dell’arte di influenza russa di quel periodo, Il Demone Seduto di Michail Aleksandrovič Vrubel' del 1890, opera dal selvaggio splendore che raffigura il protagonista de il Demone, il lungo romantico poema di Lermontov che descrive la passione carnale tra un eterno spirito nichilistico ed una ragazza Georgiana, Tamara.

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L’Ecce Homo, tanto ammirato e venerato da Papa Giovanni Paolo II per il suo profondo senso di sofferenza, in quanto anche immagine della misericordia del Cristo quale uomo dei dolori, sarà la fonte di ispirazione per un altro artista polacco, Eugeniusz Kazimirowski il quale realizzerà un’immagine di stampo devozionale che tanta importanza ha avuto per la Polonia, per essere poi venerata dal mondo intero.

Nel 1934, sotto la supervisione di suor Faustina Kowalska la quale si basava sulle proprie visioni, il pittore realizza la tela della “Divina Misericordia” nella quale dal petto di un Cristo dal volto rassicurante ed insondabile allo stesso tempo, escono due raggi: “I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l''Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime”.

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L’opera, dal 1948 rimasta celata in seguito all’invasione comunista della Polonia, e rimaneggiata con molti ritocchi, fu finalmente riesposta recentemente ed oggi è conservata a Vilnius in Lituania.

L’altra immagine più famosa però, e che è entrata di fatto nell’iconografia cristiana moderna, fu realizzata da Adolf Hyla seguendo la propria ispirazione e basandosi grossolanamente sulla precedente; questa tela senz' altro contribuì alla diffusione del culto della Divina Misericordia nel suo allontanarsi da una dimensione psicologica verso una resa esclusivamente devozionale e “paratattica” rispetto al dogma; se la tela di Kazimirowski scava molto più in profondità nella raffigurazione, quella di Hyla vira invece verso un patetismo di maniera, come poteva fare nel ‘700 un Carlo Dolci.

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Naturalmente l’immagine non è diventata famosa grazie a pregi artistici ma al suo legame con la storia di suor Faustina e alla promessa fattale dal Cristo di elargire particolari grazie alle persone che venereranno questa figura; ho ritenuto però significativa la storia di questa iconografia sia perché, credenti o meno, nella storia delle rivelazioni è noto soltanto quest’unico caso in cui il Signore Gesù ordina di dipingere un quadro che rappresenti la Sua effigie, trasmettendone plasticamente l’aspetto, sia perchè, nell’arte religiosa del ‘900, penso sia l’unico esempio di genesi di un’immagine sacra che precede e prescinde dall’icona, in senso popolare; immagine tanto più significativa anche perchè, figurativamente, ha dimostrato solidi legami con la tradizione e col concetto di arte sacra che sempre più si sta perdendo.

Anche se noi guardiamo con tanta ammirazione all’arte del passato la quale, almeno fino all’800, è stata in gran parte arte religiosa, non dobbiamo mai dimenticare come, a differenza di oggi, nel passato l’opera era ammirata dal popolo in quanto veicolo di storie sacre e dogmi, e solo in minima parte per la sua valenza estetica; a parte l’ovvia fondamentale attenzione all’inventio, alla topica, alla scelta dei soggetti e al loro uso corretto, dunque al decorum, l’esigenza devozionale si affida soprattutto alla gestualità, agli sguardi, agli “affetti” e in generale alla resa delle espressioni umane. Altrettanto fondamentale, soprattutto nel caso della necessità didascalica, è la claritas, la chiarezza dell’espressione. La forma deve essere funzionale; il fine dell’immagine religiosa è infatti quello di coinvolgere il fedele, di colpire i suoi sensi, di renderlo partecipe del divino. La pala d’altare, associata all’abside, si presenta spesso come un’“epifania religiosa”, visione o rivelazione di una realtà ultraterrena. Oppure essa deve rispondere a necessità prettamente didascaliche, deve visualizzare e comunicare un dogma, un precetto o in generale un aspetto della Chiesa. In questo senso le due pale della “Divina Misericordia” si possono considerare singolari e affascinanti esempi comunicativi di religiosità vissuta e veicolata.

Per chi volesse approfondire la storia dal punto di vista religioso e dogmatico: clicca qui.

venerdì 15 maggio 2009

Arte della censura – Nuda Veritas

Visti gli ultimi sviluppi circa le frequentazioni del Cavaliere e il suo “amore” per le minorenni, è ritornata anche una subdola censura che non riguarda media o giornali, bensì un’opera d’arte: la famosa “Verità svelata dal Tempo” del Tiepolo la quale fa la sua bella mostra dietro il tavolo delle conferenze stampa del Consiglio dei Ministri; immagine scelta personalmente dal premier e dal suo architetto di fiducia Mario Catalano. Una prima censura era avvenuta ai tempi del “caso” Carfagna ed oggi, guarda caso, osservando con attenzione un servizio, ho notato di nuovo evidenti ritocchi su quell’immagine che, come un poster di cattivo gusto, dovrebbe veicolare visivamente l’integrità morale del governo.
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Ma cosa riguarda questa censura? Nel 2008 era apparsa un’ulteriore piega del vestito della Verità a coprire il seno offensivo che si trovava, nelle inquadrature televisive, proprio sopra la testa del premier, una sorta di squallido reggiseno.
Il portavoce di Berlusconi, il sottosegretario Paolo Bonaiuti, disse al Corriere della Sera che si era trattato di “un’iniziativa dello staff del Primo Ministro che cura la sua immagine”, proseguendo, “Beh... sì, insomma: quel seno, quel capezzoluccio... Se ci fate caso, finisce esattamente dentro le inquadrature che i tg fanno in occasione delle conferenze stampa”. Ha aggiunto che gli addetti all’immagine del Primo Ministro temevano che una tale vista potesse offendere la sensibilità di qualche telespettatore (o anche ricollegare inconsciamente la nudità esposta ai vari scandali del premier, come è successo in questi giorni). Il seno del Tiepolo, con capezzolo annesso, doveva essere rimosso. L’immagine, a quanto mi risulta, non è stata mai riportata all’originale; oggi i ritocchi sono più leggeri ma di certo rimane una sorta di sfumato sopra il seno sinistro che cela non poco la sua soda rotondità ed il suo capezzolo; la poca nitidezza del particolare così, dovrebbe salvaguardare l’integrità del premier e non permettere ai telespettatori libere associazioni di idee (come per esempio il casto tailleur-pantalone che sfoggia la Carfagna, il quale non lascia intravedere neanche una parte provocatoria, è stato un efficace espediente per allontanare dall’immagine della ministra la figura di showgirl o, peggio ancora, di presunta favorita del premier).
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Al di la di tutto, però, vorrei riflettere sull’immagine in se in quanto veicolo di significati. L’opera, degli anni ’40 del ‘700, fu commissionata al Tiepolo dell’avvocato Carlo Cordellina ed originariamente pensata come una grandiosa decorazione per il soffitto di una sua proprietà. L’artista rappresenta qui uno dei soggetti allegorici a lui più cari, riscoperti nel ‘600 proprio dal Bernini. La giovane donna, mollemente posata accanto al globo terrestre su un soffice tappeto di nubi, rappresenta la Verità, che stringe con la mano destra uno specchio, mentre con la sinistra sorregge il disco solare, emblema della luce della Ragione. Il corpo nudo, morbido e sensuale della giovane, è stretto tra le braccia del Tempo, rappresentato secondo la tradizione allegorica come un vecchio, la cui pelle raggrinzita contrasta nettamente con le carni rosee e levigate della fanciulla. Fluttuante su di una nuvola rosata, una delle caratteristiche distintive del Tiepolo, contro uno sfondo ovale di cielo azzurro, la Verità da le spalle, quasi stizzita, all’anziano e barbuto Tempo che pare l’abbia appena spogliata fino alla vita. Il Tempo, abbandonata la grande falce, suo consueto attributo, volge lo sguardo accigliato verso uno dei putti, più vivace degli altri, che gli ha appena rubato la clessidra, mentre impugna con la mano destra una foglia di palma, che allude alla Verità. Sulle destra della tela, al di sotto di un putto con una corona d’alloro, appare la Menzogna abbagliata dalla luce accecante della Verità la quale proietta su di lei, tramite lo specchio, la luce solare. L’immagine, resa mediante una tessitura cromatica luminosa e brillante, vuole dunque alludere alle virtù morali di equità e giustizia che ispiravano l’operato di Cordellina.
Dal punto di vista iconologico la Verità è tradizionalmente rappresentata da una donna nuda, appunto perché va "svelata" o rivelata (“nuda veritas”).
Riporto il passo dell’Iconologia di Cesare Ripa che descrive come la personificazione doveva essere raffigurata, con quali attributi, e la spiegazione degli stessi:
Verità. DONNA, risplendente, e di nobile aspetto, vestita di color bianco, pomposamente, con la chioma d'oro, nella destra mano tenendo uno specchio ornato di gioie, nell'altra una Bilancia d'oro. La conformità, overo egualità, che hanno le cose intelligibili con l'intelletto, si dimanda da' Filosofi con questo nome di Verità, e perché quel, che è vero è buono, e il buono è privo di macchia, e di lordura, però si veste di bianco la Verità, aggiungendosi, che ella è simile alla luce, e la bugia alle tenebre. Et a questo alludevano le parole di Cristo Signor Nostro quando disse, Quel, che vi dico nelle tenebre, narratelo nella luce, cioè: Quel, che dico innanzi alla pienezza del tempo, che sia scoperta la verità delle Profetie in me ditelo voi, quando sarò salito al Cielo, che sarà rivelato, e aperto il tutto. Et però egli ancora è dimandato, e Luce, e Verità, onde lo splendore di questa Figura, e il vestito si può dire, che si conformino nel medesimo significato. Et lo Specchio insegna, che la Verità all'hora è in sua perfettione, quando, come si è detto, le cose sensibili si conformano con quelle, che si vedono dall'intelletto, come lo Specchio è buono quando rende la vera forma della cosa, che vi risplende, e è la Bilancia indicio di questa egualità”.
FANCIULLA ignuda, con alcuni veli bianchi d'intorno, per dimostrare, che essa deve essere ricoperta, e adornata in modo, con le parole, che non si levi l'apparenza del corpo suo bello, e delicato, e di se stesso, più, che d'ogni altra cosa, si adorna, e si arrichisce.
IGNUDA come si è detto, tenendo nella destra mano il Sole, e nella sinistra un Tempo d'Orologio. Il Sole le si dà in mano, per l'istessa ragione, che si è detta di sopra dello Splendore. Et il Tempo nella man sinistra, significa, che a lungo andare la Verità necessariamente si scopre, e apparisce. Et però è dimandata Figliuola del Tempo, e in lingua Greca ha il significato di cosa, che non stà occolta….”.
Ecco vari esempi figurativi: Carracci, Bernini, Klimt, allegoria.
Carracci-verità trionfa sulla frode-_allegoria-1584-1585 verita-bernini
klimt_veritas_dtl bugia e verità
Il sole, quindi, è riconosciuto suo attributo appunto perchè l’astro e la luce del giorno svelano ogni cosa; il parallelismo di luce e verità, infatti, è motivo universale del pensiero umano come della riflessione religiosa, come anche il parallelismo verità e giustizia in quanto la giusta attività del giudice dipende dal vero (come si vede molto bene nell’incisione di Durer il “Sole della giustizia”).
durer-sole giustizia 1498
Rimane così, alla fine, l’opera di un grande artista ri-velata, nel senso di ri-coperta, da moderni “Braghettoni” che lavorano in digitale, consulenti dell’immagine che censurano con sapienti velature digitali un seno che potrebbe offendere, non pensando come la Verità, secondo la tradizione, è di per se nuda ma pudica allo stesso tempo e dimostrando tutta la loro ignoranza nel riflettere solo sulla superficialità delle cose e non sui loro significati che quindi, a giusto diritto, appaiono completamente lontani dalla politica del governo.
Riprendendo passi dall’articolo di Repubblica del 2008:
"Che tristezza leggere notizie del genere - lamenta Sandrina Bandera, soprintendente della pinacoteca di Brera - quel Tiepolo va lasciato così. Non si può coprire la Verità, un soggetto per secoli rappresentato nudo, fin da quando il Bernini nel '600 recuperò un'iconografia antichissima. Spero che la scelta fatta non sia irreversibile".
"Un caso di moralismo sciocco - sorride Eugenio Riccomini, storico bolognese, già soprintendente a Parma - l'intera storia dell'arte, dal Rinascimento in poi, ma anche prima, è piena di nudi. Evidentemente qualcuno, nella cerchia del presidente del Consiglio, ha pensato che non si potesse esporre un seno nudo accanto al volto del premier forse perché troppo simile a quelli che rmette in mostra ogni sera nelle televisioni".
"Non so chi sia stato lo zelante funzionario - dice Paolucci- ma questa storia fa ridere e finirà per aggiungersi allo sciocchezzaio estivo". E quando gli si ricorda che proprio nei musei Vaticani, nella cappella Sistina affrescata da Michelangelo più di quattro secoli fa, Daniele da Volterra, poi soprannominato il Braghettone, fu incaricato del più clamoroso caso di censura della storia (mettere le braghe alle anime nude dipinte dal maestro), il professor Paolucci replica allargando le braccia. "Appunto - sospira - è successo in un momento di oscuramento, ma non è la regola per la Chiesa. Se qui dentro ci sono tante opere senza veli è perché la nudità rappresenta la verità. "Veritatis Splendor" come diceva un'enciclica del Papa, dunque da non velare. La bellezza è la bellezza, Epifania di Dio. Consola che quella ritoccata sia una riproduzione, ma non mi fiderei di chi lo ha fatto: dimostra di non essere intelligente".
"Curioso però - aggiunge Andrea Emiliani, grande esperto di Guido Reni, dei Carracci e del Seicento emiliano, già soprintendente della pinacoteca di Bologna - che sia stata emendata la verità, un simbolo. Già occorre una bella resistenza morale per scegliere proprio quel simbolo con tutto ciò che la gente pensa oggi dei politici…”.
Ecco allora che la Verità, in mano ai nostri politici, non può che trasformarsi in Verità negata; per concludere con le parole di Orwell “Il potere insofferente delle regole alla Verità svelata preferisce sempre la Verità celata”.
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The Cell


The Cell - La Cellula (The Cell) - 2000 - Regia: Tarsem Singh

Damien Hirst

mercoledì 13 maggio 2009

Kate Moss + Damien Hirst - skin

Kate Moss - tar

Così Damien Hirst ha realizzato il ritratto di Kate Moss per la prestigiosa copertina del nuovo numero di TAR, il magazine semestrale con sede a New York in mano a due big dell'arte e della comunicazione: Evanly Schindler, fondatore di Blackbook e Maurizio Marchiori; vero e proprio collettivo artistico internazionale.

Sulla falsariga di “The Virgin Mother”, l’enorme scultura di bronzo collocata a Burlington House su Piccadilly, alta 12 metri, raffigurante una donna incinta per metà nuda e per metà “anatomicamente” nuda, Hirst raffigura la modella per metà spogliata della sua pelle e presentata con la sua muscolatura e i tendini.

Virgin mother- Hirst venere_aperta

Un cortocircuito visivo di sicuro impatto ma che ha una tradizione ben più antica se pensiamo a tutta la ceroplastica anatomica la quale ha il suo “sancta sanctorum” nel museo della Specola a Firenze con la celeberrima Venere dei medici, capolavoro di scultura in cera ma nudità aperta, dalla duplice natura perturbante e sensuale.

Per chi volesse acquistare la rivista: Colette (da fonte: artsblog).

Vaticano Clonato – 01.org e la Porta Santa del Net

Senza andare con la fantasia troppo oltre, senza pensare a trame, misteri, intrighi ed illuminati, il più riuscito attacco al cuore del Vaticano non è venuto da “Angeli” o “Demoni”, bensì da un gruppo italiano di net artisti nato, probabilmente, nel 1998 a Bologna. I giovani artisti sono gli italiani Eva e Franco Mattes, che hanno scelto l’arte come forma di critica sociale e si sono chiamati 0100101110101101.ORG, più semplicemente zero uno punto org.

Il loro controverso lavoro, spesso ai confini dell’illegalità, include appropriazioni e remix di famose opere di arte digitale, l’invenzione di un artista inesistente (Luther Blisset) e la creazione e diffusione di un virus informatico per la Biennale di Venezia nel 2001 (biennale.py). Il progetto al quale hanno dedicato più energie è il life_sharing (anagramma di file sharing), un sistema per condividere file che si basa sul sistema operativo della Linux: dal 2001 danno libero ed illimitato accesso a tutti i loro contenuti del computer”, ma la loro opera più famosa resta di certo vaticano.org.

Per tutto il 1999, in attesa del Giubileo, digitando su qualsiasi browser (http://www.vaticano.org), si poteva accedere ad un sito apparentemente ufficiale della Santa sede, esteticamente identico a quello ufficiale del Vaticano (www.vatican.va) ma con contenuti leggermente modificati: testi eretici, canzoni degli 883, informazioni turistiche per i pellegrini completamente sballate, errori grossolani, enclicliche rivedute e corrette, cut-up dei contenuti del sito ufficiale ma assemblati in maniera bizzarra, il tutto inserito in un contesto plausibile. Per 12 mesi milioni di persone di tutto il mondo hanno consultato il sito senza rendersi conto della clamorosa beffa, rivelata soltanto quando, allo scadere del primo anno di contratto, Network Solutions non ne ha accettato il rinnovo, rivendendo il dominio a un'associazione cattolica.

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Questa tipo “azione” si chiama cybersquatting ed è in sostanza l'utilizzo del nome di dominio da parte di un soggetto non legittimato ad usarlo ovvero la pratica di acquisizione di un dominio orientata a creare confusione o disturbo ad altri soggetti, in quanto indicazione ingannevole dell'ubicazione Internet di certi contenuti. Si registra un dominio ad hoc che presenta il nome dell'organizzazione oggetto della protesta e lo si costruisce con contenuti diversi da quelli normalmente previsti, utilizzando lo spazio per veicolare tematiche di protesta, ingannevoli e spesso irrisorie.

In questo modo, l'utente è invitato ad una riflessione conseguente allo straniamento semiotico e contenutistico, alla trasformazione di un sito nel suo opposto, al rovesciamento dei valori veicolati dal sito, alla sovversione del linguaggio. Una pratica che, seppur con mezzi contemporanei, sa molto di dadaismo (vedi immagine).

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L’esperimento è ancora visibile sulla pagina del collettivo a questo link: http://0100101110101101.org/home/vaticano.org/index.html. Vi consiglio questo assurdo viaggio in un sito inesistente ma che è rimasto attivo per un anno registrando milioni di visitatori e che considero geniale; fate attenzione ai contenuti, alle insensatezze ed ai tranelli che troverete durante la navigazione (in particolare, guarda caso, nella sezione “servizi di informazione”). Andate in pace.

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