mercoledì 23 settembre 2009

Un Caravaggio misterioso? L’ipotesi del “Disputante”.

 

Che l’acquisizione dell’opera completa del Caravaggio sia lontana da un punto di arrivo certo è cosa ben nota e lo dimostrano i molti tentativi di attribuzione al maestro e i serrati dibattiti in merito a vecchie e nuove proposte ritenute o meno autografe (il caso del Narciso, la Presa di Cristo di Dublino, La presentazione della testa del Battista di Madrid, ecc.).

Un caso tutto italiano è quello che vede coinvolto l’antiquario siciliano Giulio Torta in merito ad un proprio dipinto raffigurante un Davide e Golia con “Disputante” dall’iconografia particolarmente inconsueta datato intorno al 1609. L’opera, sebbene ritenuta di altissimo livello, fu riferita da Roberto Longhi ad un ignoto pittore caravaggista e da allora l’attribuzione non fu mai più messa in discussione. Si sa che affinché venga riconosciuta una importante paternità bisogna analizzare i dati di tre fattori: stile-iconografia-iconologia, documentazione storica, verifiche tecnico scientifiche incrociate. Esistono però sulla tela importanti riscontri documentari e scientifici quantomeno compatibili con la delicata proposta attributiva.

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Insormontabili rimangono i problemi iconografici, benché aprirebbero forse troppo suggestive ipotesi. Il personaggio raffigurato sulla sinistra, definito dal Longhi in modo sintetico e geniale ’Disputante’, risulta quantomeno illogico se raffrontato con la classica iconografia del periodo riguardo Davide e Golia. Risulta dalle radiografie eseguite che il Disputante sia stato realizzato in maniera ’difforme’ dal resto del dipinto, ovvero con pennellate meticolose e precise che palesano la realizzazione di un preciso ritratto, ovvero un autoritratto. Se si giungesse a vedere nella figura lo stesso Caravaggio si creerebbe un cortocircuito affascinante quanto inedito ovvero il vedervi il messaggio di un pittore che sente di essere già morto e che si materializza dal buio nel dipinto per constatare la propria morte già avvenuta (giacché anche la testa del Golia rassomiglia al pittore). Non è mai avvenuto, infatti, che l’artista si sia inserito in una tela quale personaggio non secondario, ovvero quale personaggio non intento solo ad osservare. L’atto del disputare con Davide, allora, si potrebbe leggere come un’ennesima richiesta al papa riguardo la propria grazia.

Non mancano altri stuzzicanti riscontri: dall’uso del lapislazzuli (è risaputo da antichi documenti che l’artista acquisì nell’ultimo periodo della sua vita un notevole quantitativo di tale pigmento ma non si conosce, ad oggi, in quale suo dipinto sia stato utilizzato) al ritorno, quasi come un fantasma, della figura di Fillide Melandroni (al posto del disputante vi era una modella con le sue fattezze, poi stata ricoperta, e visibile dalle radiografie).

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Contro l’attribuzione oltre il sommo giudizio del Longhi anche l’intervento del professor Papi, allievo di Mina Gregori,  il quale, in uno studio su Paragone n.36 del 2002, attribuisce il dipinto al Maestro del David (caravaggesco sconosciuto, battezzato per l’occasione).

Su questo link tutta la storia del dipinto, dalle analisi scientifiche e alle ipotesi attributive, a cura di Giulio Torta.

Il video su youtube.

Naturalmente invito tutti alla prudenza e a non cedere a facili ed ingenui entusiasmi. Attribuzioni di tale importanza non si possono fare da pagine web ne tantomeno con suggestivi video. Ciononostante è bello farsi suggestionare.

Dalle scatole alle pagine. Il Progetto Corsini.

 

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I 52 volumi di disegni del Fondo Corsini fanno parte della collezione d’arte riunita da Lorenzo Corsini, poi papa Clemente XII, e dal nipote Neri Maria Corsini; furono classificati dal bibliotecario Giovanni Gaetano Bottari ed incrementati nel tempo, fino al 1883, quando il principe Tommaso Corsini, ritiratosi definitivamente a Firenze, vendette il palazzo allo Stato, donando unitamente le raccolte d’arte, mentre lasciò in dono la biblioteca all’Accademia dei Lincei, che aveva preso sede nel palazzo. Nel 1895 i 52 preziosi volumi contenenti circa 6.400 disegni datati dal ‘500 al ‘700 furono ceduti dall’Accademia dei Lincei al Gabinetto Nazionale delle Stampe

Nel corso degli anni responsabili e studiosi (Venturi, Hermanin, Lavagnino), per motivi conservativi e di catalogazione, smembrarono i disegni dai volumi; i fogli distaccati furono restaurati e inseriti in passepartouts, classificati per scuole e autori ed infine sistemati in scatole. Lo spostamento dai volumi ha riguardato circa 3.000 disegni che di fatto hanno perso quel legame inscindibile col supporto che li accoglieva, assemblati com’erano con un preciso criterio tematico rispecchiante gli interessi del nobile proprietario. Andarono perdute anche preziose note a margine.

Oggi, grazie all’informatica si vuole ripristinare idealmente, in formato digitale, la composizione di quei volumi. Il progetto prevede infatti la ricostruzione completa di tutti e 52 i volumi. Per il momento è stata realizzata una fase prototipo del progetto che riguarda solo 3 volumi ricostruiti secondo l’aspetto originario.

Il Progetto Corsini, ad onor del vero mirabile e ben realizzato, si mette in evidenza per la facile fruibilità dei testi ricostruiti, tutti corredati da preziose note (sulla legatura, iscrizioni, note dei catalogatori), per la ricostruzione della sequenza originaria dei disegni e per la facile navigazione dei disegni stessi. I volumi sono consultabili dallo scaffale virtuale ma vi è anche un utile motore di ricerca. Per una volta un riuscito esperimento multimediale sul nostro patrimonio artistico.

Il sito del “Progetto Corsini”: Link.

Esempio di volume con disegni di Ludovico Gimignani.

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martedì 22 settembre 2009

Cose da Banksy…la street-art di Above.

Per rendersi conto dell’immensa potenzialità artistica della street-art basta guardare il sorprendente lavoro di Above.

Above gira il mondo e piazza nei posti più impensabili variopinti pezzi di legno sagomati a forma di freccia, che indicano, appunto, above. Le frecce, mosse dal vento, mostrano a intermittenza le loro due facce, rendendo leggibili le due parole. Sono messaggi minimi, sospesi, con riferimenti più o meno comprensibili ai luoghi nei quali sono stati lasciati.
A Roma, per esempio, in Via della Concilazione, di fronte a San Pietro, compare l’irriverente “NUDE NUNS”, a Barcellona, appesa sotto una telecamera, l’esplicita condanna“BIG BRO”.

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Anche i suoi graffiti spesso sono ironicamente di denuncia e si confondono con la realtà; caratteristica principale, infatti, è quella di interagire con il reale e di trasfigurarsi in qualcosa di più di un semplice disegno murario. La presenza di oggetti tangibili con i quali si relazionano permette loro una vita quasi indipendente dalla parete. Elementi tangibili e fortemente comunicativi. Bellissimo il rapinatore disegnato vicino ad un bancomat di Lisbona che sembra prendere i soldi dai correntisti a darli ad ambulanti seduti per terra.

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L’ultimo è comparso proprio a Roma, a via di san Giovanni in Laterano, e presenta un moderno gladiatore romano con in mano un pennello da imbianchino.

Above su Vimeo.


WHEN IN ROME... from ABOVE on Vimeo.

sabato 19 settembre 2009

Il potere e la grazia

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Una delle mostre più importanti delle nuova stagione a Roma è “Il potere e la grazia” fruibile dall’8 ottobre al 10 gennaio 2010 a Palazzo Venezia con oltre cento opere di artisti come van Eyck, Memling, Mantegna, Del Sarto, van Dyck, Tiziano, Veronese, El Greco, Guercino, Caravaggio, Murillo, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei europei.

Mostra interessante in quanto, oltre a presentare capolavori di illustri artisti, farà leva sulle origini cristiane dell’Europa posta sotto la protezione di santi patroni opportunamente presenti con opere scelte.

Come esplicitamente chiarito nell’articolo sul sito del Mibac questa mostra consentirà di “cogliere in controluce sulla mappa dell’Occidente la filigrana del rapporto tra Chiesa e comunità politica: un rapporto decisivo e complesso per spiegare da dove provengano all’Europa molte delle sue conquiste e delle sue grandezze”.

Tutto già detto se non ci fosse il fatto che la mostra sarà inaugurata il prossimo 7 ottobre dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e dall’On Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, il che, dopo i vari scandali privati del premier e le critiche dal mondo cattolico, appare quantomeno discutibile.

Ancora una volta l’arte diventa pretesto politico ma questa volta, a differenza delle tante vicende legate alla committenza dei capolavori qui presentati, lo fa nel modo più basso possibile. Mai titolo così è stato più adatto: solo il potere può conferire la grazia da presunti peccati. E il premier con la grazia ne sa qualcosa.

Mibac.

L’Aquila-Macerie d’arte

Non ci sono parole per descrivere la distruzione subita dal patrimonio artistico dell’Aquila, patrimonio poco conosciuto ma incredibilmente ricco e importante; stucchi, statue medievali in terracotta, tele, decorazioni barocche, volte, che difficilmente potranno essere riportate allo stato originale. Si è parlato molto di arte e ricostruzione ma niente più di queste foto mi hanno trasmesso la drammaticità di un evento devastante anche per il patrimonio artistico. Le ho trovate sul blog Miss Kappa e si riferiscono alla riapertura di un negozio del centro storico trasferito, come molti, in un nuovo centro commerciale. L’idea naturalmente è quella della denuncia e del ricordo, ma trovo nell’esposizione di questi reperti sopravvissuti al sisma (porcellane, cristalli, maioliche) una spiccata valenza artistica tanto da non sembrarmi eccessivo considerare questa bottega, ad oggi, l’unico vero museo del terremoto.

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E proprio di questi giorni la storia dell'artista Marcello Mariani, che aveva il suo studio in una chiesa sconsacrata del centro storico e che ha visto le proprie opere sepolte dalle macerie. Da quelle rovine ha fatto rinascere la sua arte dipingendo una tela con i colori ottenuti polverizzando i detriti del suo studio distrutto. (fonte).

Il panino-martire (ancora su San Sebastiano)

Torno sull’iconografia del santo per segnalare questa pubblicità della McDonald, immagine dalla campagna pubblicitaria "Quanto casino per un panino", lanciata il 20 gennaio 2002 (giorno del santo) e che destò tanto scalpore. “Una mossa pubblicitaria, colta e autoironica, ribalta le accuse di globalizzazione e assimila l'attacco al panino alla tortura del martire” (engramma). Io la trovo molto intelligente e simpatica.

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venerdì 18 settembre 2009

David LaChapelle – Icone e arte

David LaChapelle, il grande fotografo che è stato fra i primi a portare la fotografia commerciale nel mondo dell’arte contemporanea è chiamato il “Fellini della fotografia” per le sue esagerazioni, la sua fascinazione per il mondo dello spettacolo e dell’eccesso e per il suo modo di trasformare il reale in surreale, che alcuni giudicano kitsch, ma che funziona da lente di ingrandimento e svela molte più cose di quante se ne possano vedere sotto la luce naturale del sole riuscendo a mettere in mostra l’assurdità e il carattere effimero, di facciata, dell’uomo.

Per l’inaugurazione di una mostra alla David Desanctis Gallery di Los Angeles LaChapelle ha presentato una nuovissima fotografia in grande formato dal titolo The Rape of Africa chiaramente ispirata al celebre dipinto Venere e Marte realizzato nel 1485 circa da Sandro Botticelli; ha inoltre scelto Naomi Campbell per rappresentare Venere e con essa l’Africa stessa fatta ostaggio del mondo occidentale. Tipico lo stile iper-elaborato e caricato nei colori e nella scenografia frutto di un immaginario a metà strada tra il decadente, il pop e il kitsch.

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Questa foto è inoltre un’occasione per un rapido excursus di alcune sue elaborazioni ispirate al mondo dell’arte.

Primo esempio è il Deluge (Il Diluvio) un ciclo ispirato ai capolavori michelangioleschi della Cappella Sistina, e in particolare alla scena del Diluvio, dove i simboli del piacere e del consumismo crollano a terra: il tempio casinò di Las Vegas, la città del peccato; il Burger King, simbolo di un cibo fasullo; Gucci simbolo della vanità, tutti travolti dall’acqua. Il riferimento, in questo caso è alla paura, alla morte, al senso dell’esistenza stessa e alla presenza del divino.

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Presenza del divino anche in Heaven to Hell, chiaramente ispirata all’iconografia della pietà (michelangiolesca), interpretata da Courtney Love che sostiene il corpo di un giovane vittima della droga.

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Non poteva mancare la ripresa dall’Ultima Cena di Leonardo…

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…e un omaggio al Pasolini delle Mille e una notte.

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La tomba del Caravaggio

Forse si appresta una sensazionale scoperta proprio in concomitanza con la ricorrenza del quarto centenario della morte del pittore Michelangelo Merisi; non si tratta di opere inedite ma addirittura delle sue spoglie mortali, date per perdute in quell’intreccio tra storia e leggenda che vela gli ultimi giorni di vita dell’artista.

Un primo elemento significativo in questi anni si è trovato: nel 2001, durante alcune ricerche, il documento che attestava la morte del Caravaggio, ora conservato nell’archivio vescovile di Pitigliano, fu ritrovato dall’archeologa Giovanna Anastasìa presso la chiesa di Sant’Erasmo sulla collina di Porto Ercole. Il foglio, visionato anche dal Vaticano, che ha condotto un’analisi crono-ortografica attestandone l’autenticità, confermerebbe l’infondatezza della leggenda secondo cui la morte di Caravaggio sarebbe avvenuta, a causa della malaria, sulla spiaggia della Feniglia. Anche Argan, che aveva una villa nell’Argentario, potrebbe averlo visto ed in effetti è stato tra i primi ad affermare che Porto Ercole era il luogo in cui morì il pittore. Inoltre si pensa che nell’ossario della stessa chiesa possano essere conservate le ossa del pittore, scoperte per caso dal vecchio parroco nel 1956 e da allora nuovamente scomparse. La stessa archeologa, in un’intervista, afferma che da bambina era stata presente al ritrovamento.

“Ero presente al momento del rinvenimento. Avevo dieci anni, ricordo tutto perfettamente. Durante lavori urbanistici furono ritrovate una serie di sepolture riferibili soprattutto a pescatori provenienti da Procida trasferitisi qui nel 700. Tra esse fu rinvenuta la tomba di Caravaggio, con epigrafe in marmo riportante la stessa dicitura dell’atto: “lì 18 luglio 1609 morì Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipintore”.

Ecco il foglio con la scritta "A lì 18 luglio 1609 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipintore, per malattia"

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e questa sarebbe la chiesa che custodisce le sue spoglie

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Naturalmente tutte notizie da prendere con le molle, in mancanza di una ricerca mirata e scientifica che speriamo avvenga al più presto.

Link: Scaveranno nella cripta di Sant’Erasmo

Link: “Ho visto la tomba di Caravaggio” (intervista).

Link: caravaggio-dossier

giovedì 17 settembre 2009

San Sebastiano icona gay?

"Considerato terzo fra i sette difensori della Chiesa nella catalogazione di Gregorio Magno, compatrono di Roma dopo Pietro e Paolo, Sebastiano, soldato e martire di Cristo, figura affascinante nella storia e nella leggenda, ritorna nell’arte con incredibile frequenza. La copiosità delle immagini è alimentata dal terrore per la peste, contro cui viene invocato quale protettore. Il timore del male contagioso, flagello che in antico ricorre con incredibile periodicità, determina la scelta di un intercessore che quale avvocato implori l’immunità o la cessazione del male, ritenuto dalla credenza popolare un segno della collera celeste oppure un castigo imposto al mondo per le sue colpe… Sebastiano pertanto viene rappresentato giovane o vecchio, imberbe o barbuto, gracile od atletico; le sue vesti sono quelle di un gentile cavaliere o di un rude soldato, di un garbato paggio o di un aristocratico ufficiale; nella persecuzione si rivela come un martire paziente o sconvolto dal dolore, astratto o terribile, suadente o minaccioso" (in "Bibliotheca Sanctorum").

Questa è la lettura ufficiale della Chiesa; chiedendomi però da dove venisse la sua relazione col mondo gay, evidente nell’iconografia di molte opere contemporanee, ho scoperto questo link.

Se ne deriva che nell’agiografia non vi sono motivi per avvalorare questo legame, nato probabilmente circa un secolo fa in relazione al Martyre de saint Sébastien (parole di Gabriele D'Annunzio, musiche di Debussy) che dipinge Sebastiano come un "favorito" dell'imperatore; da qui il celebre film Sebastiane di Derek Jarman). Di certo vi sono rimandi nell’iconografia rinascimentale del santo: è il Rinascimento infatti che lo "inventa" come santo nudo, scegliendo il momento in cui è già stato spogliato e legato a far da bersaglio. Se a ciò uniamo l’inconscio legame tra frecce e penetrazione il gioco è fatto. L’esempio più clamoroso, ma anche quello artisticamente più bello, è la tela del Sodoma; volendo però di esempi se ne trovano molti, giungendo fino all’arte contemporanea.

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In questo utilissimo sito l’iconografia di San Sebastiano nell’arte italiana, con più di 7000 opere catalogate. (link). Qui il contraddittorio.

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