Che l’acquisizione dell’opera completa del Caravaggio sia lontana da un punto di arrivo certo è cosa ben nota e lo dimostrano i molti tentativi di attribuzione al maestro e i serrati dibattiti in merito a vecchie e nuove proposte ritenute o meno autografe (il caso del Narciso, la Presa di Cristo di Dublino, La presentazione della testa del Battista di Madrid, ecc.).
Un caso tutto italiano è quello che vede coinvolto l’antiquario siciliano Giulio Torta in merito ad un proprio dipinto raffigurante un Davide e Golia con “Disputante” dall’iconografia particolarmente inconsueta datato intorno al 1609. L’opera, sebbene ritenuta di altissimo livello, fu riferita da Roberto Longhi ad un ignoto pittore caravaggista e da allora l’attribuzione non fu mai più messa in discussione. Si sa che affinché venga riconosciuta una importante paternità bisogna analizzare i dati di tre fattori: stile-iconografia-iconologia, documentazione storica, verifiche tecnico scientifiche incrociate. Esistono però sulla tela importanti riscontri documentari e scientifici quantomeno compatibili con la delicata proposta attributiva.
Insormontabili rimangono i problemi iconografici, benché aprirebbero forse troppo suggestive ipotesi. Il personaggio raffigurato sulla sinistra, definito dal Longhi in modo sintetico e geniale ’Disputante’, risulta quantomeno illogico se raffrontato con la classica iconografia del periodo riguardo Davide e Golia. Risulta dalle radiografie eseguite che il Disputante sia stato realizzato in maniera ’difforme’ dal resto del dipinto, ovvero con pennellate meticolose e precise che palesano la realizzazione di un preciso ritratto, ovvero un autoritratto. Se si giungesse a vedere nella figura lo stesso Caravaggio si creerebbe un cortocircuito affascinante quanto inedito ovvero il vedervi il messaggio di un pittore che sente di essere già morto e che si materializza dal buio nel dipinto per constatare la propria morte già avvenuta (giacché anche la testa del Golia rassomiglia al pittore). Non è mai avvenuto, infatti, che l’artista si sia inserito in una tela quale personaggio non secondario, ovvero quale personaggio non intento solo ad osservare. L’atto del disputare con Davide, allora, si potrebbe leggere come un’ennesima richiesta al papa riguardo la propria grazia.
Non mancano altri stuzzicanti riscontri: dall’uso del lapislazzuli (è risaputo da antichi documenti che l’artista acquisì nell’ultimo periodo della sua vita un notevole quantitativo di tale pigmento ma non si conosce, ad oggi, in quale suo dipinto sia stato utilizzato) al ritorno, quasi come un fantasma, della figura di Fillide Melandroni (al posto del disputante vi era una modella con le sue fattezze, poi stata ricoperta, e visibile dalle radiografie).
Contro l’attribuzione oltre il sommo giudizio del Longhi anche l’intervento del professor Papi, allievo di Mina Gregori, il quale, in uno studio su Paragone n.36 del 2002, attribuisce il dipinto al Maestro del David (caravaggesco sconosciuto, battezzato per l’occasione).
Su questo link tutta la storia del dipinto, dalle analisi scientifiche e alle ipotesi attributive, a cura di Giulio Torta.
Il video su youtube.
Naturalmente invito tutti alla prudenza e a non cedere a facili ed ingenui entusiasmi. Attribuzioni di tale importanza non si possono fare da pagine web ne tantomeno con suggestivi video. Ciononostante è bello farsi suggestionare.