giovedì 3 settembre 2009

La Sant'Orsola cui fugge la vita - L'ultimo Caravaggio

Ritornando sulla mostra Caravaggio-Bacon del post precedente volevo rinnovare il consiglio di visitarla anche per ammirare uno dei capolavori dell’ultimo Caravaggio ed uno dei quadri più impressionanti, secondo me, della sua intera produzione pittorica: si tratta del “Martirio di sant’Orsola”, probabilmente l'ultimo dipinto del pittore.

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Fu commissionato nel 1609 dal principe genovese Marcantonio Doria, riportato dopo un lungo studio d’archivio con certezza alla mano del maestro, fu eseguito dal pittore con molta rapidità probabilmente perchè in procinto di ripartire per porto Ercole dove avrebbe svolto le pratiche per la grazia. Si dice che la tela non fosse perfettamente asciutta per la partenza per Genova e che fosse stata messa da ignari servitori ad asciugare al sole, perdendo quindi di vividezza cromatica. La tela tratta di uno degli episodi più singolari del primo martirologio cristiano: la storia vedeva coinvolti un re bretone, una regina siciliana, un ex pontefice e undicimila vergini cristiane in viaggio, compresa Orsola. Le undicimila vergini furono massacrate dagli unni alle porte di Colonia anche se il loro capo, colpito dalla bellezza della santa, le aveva fatto una proposta di matrimonio. Quando questa aveva rifiutato il barbaro, disprezzato, le scagliò contro una freccia uccidendola. Se i pittori in passato, con diverse difficoltà create dalla storia, avevano mostrato la tendenza ad indugiare sul panorama per mostrare il massacro completo (vedi Carpaccio), Caravaggio prese decisamente un’altra strada. Nell’inquadratura classica a tre quarti il Merisi cattura le due figure chiave, l’unno infuriato sulla sinistra dopo aver scagliato la freccia e sulla destra Orsola ancora in piedi mentre guarda sconvolta il petto, aggiungendo tre astanti sulla destra: un soldato di spalle dalla corazza lucente che osserva la ragazza, un’altra figura con cappello e un viso pallido e sconvolto.

La grandezza del dipinto sta tutta nell’attimo colto: in un buio intenso ed irreale una luce netta da destra illumina il martirio; la freccia appena scoccata e già conficcatasi nel petto della santa la sta portando alla morte; Orsola assume un’espressione del tutto sconosciuta in arte fino a quel momento (ritrovabile probabilmente solo nelle foto di guerra dei reporters) che è quella leggermente sconcertata che hanno le persone nell’istante prima di spirare, le sue mani comunicano in modo evidente il dramma e cercano quasi di trattenere la vita che sfugge; la figura sulla destra, sgomenta, è nell’atto di raccoglierla mentre l’uomo col cappello allunga una mano quasi a bloccare il dramma. Il capo unno poi, dal meraviglioso pettorale e dai vestiti ricchi di effetti di luce molto complessi, preso nell’istante dello scoccare della freccia, non è più una terribile figura di aguzzino ma un altro uomo sconfitto; ormai anziano ma non grottesco, disprezzato dalla negazione della santa, ispira solo una grande tristezza come di chi, impotente di fronte al rifiuto, sfoga l’impotenza con la violenza; uno dei piccoli perdenti della vita.

Ed infine, sopra la spalla della santa, un altro volto sconvolto, una maschera bianca e cadaverica quasi come quella di Orsola (la testa all’indietro, la bocca aperta, sollevato sulle punte mentre si appoggia ad un bastone). Non è difficile riconoscervi Caravaggio nel suo ultimo autoritratto, prima della terribile fine, in una spettrale ripresa del giovane che, nel quadro di otto anni prima, teneva sollevata la lanterna per dare un’occhiata alla cattura di Cristo nell’orto.

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I riferimenti sono molti: Orsola è riconoscibile come la sorella di Lazzaro o la madre della natività di Palermo e forse era una modella portata con se dalla Sicilia; i gesti potenti evocano altri suoi ultimi capolavori; i rapporti umani espressi, frutto della rapidità di esecuzione alla quale era arrivato e che permetteva una libertà e una profondità di introspezione mai raggiunta prima lavorando con tableau vivant, sono incredibilmente complessi e naturali mentre i rapporti spaziali si caricano di una forte valenza onirica; il colore infine quasi slabbrato e sfatto, che segue un disegno non più perfettamente definito, più che il reale sembra suggerire le emozioni ed il pathos.

Ecco così un’occasione unica per ammirare il dipinto, innovativo rispetto la più conosciuta produzione del pittore, che trovo incredibile, contornato da un singolare fascino magnetico ed enigmatico, e che vale da solo il prezzo del biglietto (anche perché difficilmente fruibile in quanto conservato a Napoli presso la Banca Commerciale Italiana). p.s. Sperando di aver trasmesso le mie impressioni aspetto come sempre anche le vostre.

1 commento:

  1. Straordinario, ammirato ieri 10 giugno a Palazzo Zevallos all'interno di una sala mantenuta a temperatura controllata e luce dosata al minimo.

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