mercoledì 2 giugno 2010
The Essence of Decadence. Fotografare la malinconia
sabato 17 ottobre 2009
Lo strano mondo di Eugenio Recuenco
Probabilmente un po' kitsch ma di sicuro effetto l’operazione compiuta dal noto fotografo Eugenio Recuenco che ha ricostruito, fotograficamente e con figure reali, i marmi del Partenone, o “marmi di Elgin”, i bassorilievi conservati oggi al British. Lavoro poco filologico ma di sicuro impatto visivo anche per la qualità della fotografia, fredda e irreale, e per uno splendido gioco di luci tra i vari personaggi.
Del resto anche un pittore come Alma-Tadema forzava un po' la mano sulla storia quando, a fine ‘800 e con uno stile ormai superato, raffigurava il suo Fidia che mostrava i fregi appena realizzati.
Di Eugenio Recuenco di sicuro si apprezzano maggiormente però gli scatti surreali altamente elaborati dal punto di vista compositivo e tecnico (di post-produzione), dall’atmosfera vivida e cupa, con messe in scena eccentriche e provocanti.
Forse tra i migliori interpreti della poetica visionaria di Tim Burton.
Il suo Cappuccetto Rosso in compagnia dei lupi, come altre revisioni di fiabe, restituisce l’atmosfera della favola come probabilmente era in origine, un crudo racconto per spaventare i bambini.
E non potevano mancare citazioni e influenze dall’arte maggiore. Stile pittorico e cinematografico per eccellenza. Consiglio quindi di sfogliare con attenzione il suo portfolio.
martedì 2 giugno 2009
"The Architect's Brother"
"The Architect's Brother" è una serie di 42 fotografie del 2002 di Robert e Shana ParkeHarrison, suggestive nell’evocare un destino in cui l’eccessivo abuso dell’umanità sulla terra ha portato ad un ambiente spoglio e abbandonato, ma ancora abitato da malinconici spiriti infaticabili. Tra dolcezza, malinconia, utopia e desolazione, fotografie che colpiscono forse anche per il loro stile così surreale e retrò.
domenica 10 maggio 2009
Morte malinconica del Ragazzo Ostrica ed altre malinconie
Oltre ai film, il genio visionario e dark di Tim Burton si è cimentato anche in un libro dal titolo "La Malinconica Morte del Ragazzo Ostrica", pubblicato nel 1997 (in Italia per Bompiani). Un libro di poesie dai versi e dai personaggi alquanto macabri, tristi e malinconici: dal bambino con i chiodi negli occhi alla bambina spazzatura; dal bambino con la testa di melone al bambino-pinguino.
Un libro di poesie e di splendidi disegni, schizzi semplici e grotteschi tipici del suo stile, creature mostruose che non fanno paura in fiabe antiche (come quelle dove la crudeltà era spesso usata per stimolare la morale infantile) e moderne, semplicità e fantasia e quel gusto per uno stile visionario; una malinconia minimale che lascia alla fine un sottile senso di straniamento e di dolceamaro.
Ed a proposito di Tim Burton voglio segnalare questo visionario cortometraggio, surreale, malinconico, romantico e struggente che tanto mi ricorda il suo stile; è stato scritto e diretto da Jeff Desom mentre l’autore, e anche attore nel video, della splendida colonna sonora è il pianista e compositore tedesco Volker Bertelmann, in arte Hauschka. La particolarità di questo artista è quella di suonare il "piano preparato", ovvero un pianoforte in cui vengono inseriti oggetti vari sui martelletti o sulla tastiera per giocare con i vari suoni.
sabato 9 maggio 2009
Engrammi di Malinconie Urbane-Days in a day (Pierrick calvez)
'Days in a Day' è un'opera d’arte interattiva realizzata da Pierrick Calvez, Art Director e Graphic Designer indipendente che attualmente risiede e lavora a Parigi.
Il lavoro che ha ottenuto riconoscimenti in alcuni dei più importanti eventi riguardanti l'arte ed il design applicati al web e ai nuovi media (ha vinto il Flash Festival a Parigi nel 2002, e la New York Flash Award nel 2003), è realizzato completamente in flash e permette di esplorare la giornata tipo di Mr. Brown, offrendo una serie di istantanee del percorso che ogni giorno compie nello spostarsi fra i luoghi del lavoro, del tempo libero, dei rapporti sociali dall’alba al tramonto.
Queste impressioni, engrammi appunto, consultabili seguendo il suo piccolo viaggio giornaliero, da una parte raccontano la sua vita come fossero polaroid multimediali molto suggestive e minimali (fumetti, fotografie, montaggi, animazioni digitali, film tutti interagibili) dall'altra evocano l'inquietudine ed il senso di smarrimento del protagonista che ci rimane assente; sono piccolissimi audiovisivi che parlano della sua inadeguatezza alla vita in un’X-city qualunque, un vuoto agglomerato urbano odierno.
'Days in a Day' espone infatti una tesi semplice e molto precisa: gli esseri umani non sono adatti a vivere nel formicaio delle città moderne. "I would never have imagined to belong to an insects society" dice il protagonista senza volto che potrebbe rappresentarci tutti; “sono un primate, cosa ci faccio in un formicaio?”; prodotto senza vita di un sistema impersonale e senz’anima. L’opera, pur non cercando un impatto politico, ha comunque una valenza etica precisa nella descrizione di questa solitudine urbana dove il culto dell’individualismo porta solo alienazione e stress, dove i giorni sono tutti uguali e perciò fuori dal Tempo (Giorni in un Giorno) e dove la malinconia è la colonna sonora più forte. L'audio è molto curato, ottenuto dall'autore e da Jerome Kerriuel partendo da campionamenti di piano e di piccoli pattern ritmici che spesso sembrano suoni sospesi, senza sviluppo; molto suggestiva poi la selezione di pezzi per le singole scene.
Per chi volesse, ecco il link per questo suggestivo e minimale viaggio multimediale in una città senza nome ma che tranquillamente potrebbe appartenerci.






