martedì 1 giugno 2010

Vanitas per iphone

Come tutti gli oggetti cult anche l'iphone corre il rischio di essere amato al di là delle sue reali funzioni e utilizzazioni; a ricordarci come questo telefono sia pur sempre un oggetto ci pensa un'app realizzata da tale of tales. L'app si chiama Vanitas ed è ispirata alle nature morte (in particolare nordiche e olandesi) del '500 e del '600. Si tratta di un memento mori da portarsi sempre dietro e vede, in una scatola di legno tipicamente fiamminga (ma più minimale), la presenza di svariati oggetti tipici delle vanitas (qui sintetizzata l'evoluzione) (la bolla di sapone, il teschio, la piuma, il campanellino, ecc.). Di seguito alcune immagini dell'applicazione confrontate con vanitas reali.







E per restare in tema con l'arte segnalo queste altre due app per iphone: 

lunedì 31 maggio 2010

Neuroscienze, Michelangelo e l'eventuale Codice

La Cappella Sistina di Michelangelo è la summa dell'arte rinascimentale e, naturalmente, della dottrina della chiesa cattolica essendo collocata nel suo centro "fisico" e raffigurando l'intera storia dell'uomo, dalla Genesi fino al Giudizio universale, in un complesso programma iconografico unitario formulato dai teologi di Sisto IV, in pieno Quattrocento, e poi seguito dallo stesso Michelangelo molti anni dopo. L'argomento è molto complesso e all'inizio, per togliere eventuali dubbi, vorrei segnalare questo fondamentale testo di Pfeiffer Heinrich. La Sistina svelata. Iconografia di un capolavoro che mostra una nuova Sistina attraverso uno sguardo del tutto innovativo all'iconografia delle pareti laterali dipinte fra gli altri da Botticelli, Perugino, Signorelli e del lavoro michelangiolesco nella volta, nelle lunette e nella parete del Giudizio Universale.
Nella Cappella chiunque, storico dell'arte o meno, vi ha visto qualsiasi cosa: nel Giudizio nel suo complesso, per esempio, vi si è voluto trovare il volto di Michelangelo (del resto già presente nella pelle di San Bartolomeo).
Doliner Roy, studioso d'arte, e Blech Benjamin, rabbino americano, ne I segreti della Sistina, (si legga la Prefazione in pdf) invece, hanno individuato un codice che fa largo uso della simbologia ebraica e neoplatonica. Ecco allora come il profilo del Giudizio Universale ricorda quello delle Tavole della Legge e le dimensioni della Cappella Sistina sono identiche, al millimetro, a quelle dell’«Eichal» del Tempio di Salomone. Nei pennacchi che si trovano ai quattro angoli della Volta, invece, lettere ebraiche formate con gli arti dei personaggi raffigurati richiamando concetti cabbalistici: la Ghimel di gvurà (orgoglio) nel pannello di David e Golia come la Chet di chessed (pietà) in quello di Giuditta e la sua ancella, mentre gambe e dita di Giona formano una Hei che corrisponde al numero 5, quanti sono i libri del Vecchio Testamento. Giona viene raffigurato in un grande pesce, come suggerisce il Midrash, e non nella tradizionale balena della cultura cristiana. Anche nel caso dell’Arca di Noè l’immagine evoca il Talmud perché si tratta di una grande scatola galleggiante. Lo stesso vale per Eva, che nasce non dalla costola ma dal fianco di Adamo. E ancora: il frutto della tentazione sull’Albero della Conoscenza nell’Eden non è la mela della tradizione cristiana ma i fichi, come riportato dal Midrash. Sul perchè di questo "Codice" l’opinione degli autori è che fu una conseguenza delle conoscenze apprese durante l’adolescenza da Giovanni Pico della Mirandola, il più importante cabbalista cristiano del Rinascimento, e da Marsilio Ficino, fondatore della Scuola di Atene, nella Firenze dei Medici dove Cosimo aveva scelto di accogliere e proteggere gli ebrei con il risultato di ospitare eminenti cabbalisti che riscuotevano grande interesse per le conoscenze tramandate dall’epoca del Vecchio Testamento.


In un post precedente (Dio-Cervello) avevo evidenziato come il medico Frank Lynn Meshberger, del St. John's Medical Center in Anderson, in un articolo del 1990 sulla prestigiosa rivista “Journal of American Medical Association” aveva descritto minuziosamente le sorprendenti corrispondenze e somiglianze, a tratti speculari, tra l'anatomia di un cervello umano e il Dio della Creazione di Adamo. In questo caso l'associazione Dio-intelletto è, almeno in apparenza, più condivisibile.

                                
                                

E' notizia di pochi giorni fa, invece, un'altra incredibile scoperta che riguarderebbe le Storie della Genesi e che porterebbe all'individuazione di un vero e proprio Codice negli affreschi michelangioleschi. Questa l'ipotesi di Ian Suk e Rafael Tamargo, esperti di neuroanatomia della John's Hopkins University, pubblicata dalla rivista specializzata Neurosurgery. Il messaggio di Michelangelo Buonarroti sarebbe disegnato nella gola di Dio, proprio nell'affresco dipinto tra il 1508 e il 1512 che illustra la separazione della Luce dal Buio. All'altezza della gola e del collo di Dio che crea la luce il disegno presenta delle irregolarità anatomiche, del resto già evidenti. Mentre il resto dei personaggi sono illuminati tutti a sinistra e dal basso, il collo di Dio è illuminato frontalmente e leggermente dalla destra, e tanto è bastato per attrarre la loro l'attenzione. Hanno ipotizzato che il collo sfigurato di Dio non rappresenti un errore da parte del Buonarroti, ma piuttosto un messaggio. Sovrapponendo il particolare del disegno all'immagine di un cervello visto dal basso i due combaciano perfettamente. Secondo i due esperti poi nella parte centrale della tunica della figura si potrebbe nascondere anche il disegno di un midollo spinale che ascende all'attacco con il cervelletto nel collo di Dio.






Rassegna stampa:

Mind on Canvas: anatomy, signs and neurosurgery in art

giovedì 20 maggio 2010

Lotto-Falco e la lente che cambiò il Rinascimento


Il celebre dipinto "Marito e moglie" di Lorenzo Lotto, conservato all'Hermitage, sarebbe la "Stele di Rosetta" per svelare l'uso di lenti e specchi da parte di molti maestri del Rinascimento. Questo è ciò che ha affermato Charles Falco in un'intervista rilasciata a LaStampa. Il professore, confermando la teoria che l'ha reso celebre con il pittore Hockney, afferma come guardando l'immagine all'infrarosso si notano molte righe del disegno preparatorio. Queste righe sono state alterate in modo molto preciso seguendo precise leggi ottiche ed è presumibile che il pittore abbia usato una specifica lente, del diametro di circa 25 cm e una lunghezza focale di 50, per visualizzare l'immagine. Poichè la lente era troppo piccola e non copriva tutto il campo, inoltre, ha dovuto rimettere a fuoco l'immagine due volte e ciò spiegherebbe le linee prospettiche iniziali che cambiano, appunto, due volte. probabilmente Lotto ha realizzato l'opera in tempi diversi e forse l'uomo e la donna non hanno mai posato insieme; semplicemente il pittore ha usato la tovaglia come punto di riferimento e ha usato la lente per catturare l'immagine. Vincent Ilardi in Renaissance Vision from Spectacles to Telescopes, del resto, aveva già messo in evidenza un'annotazione che palesava come il pittore avesse comprato a caro prezzo una lente, forse per le proiezioni.


Ciò, naturalmente, non mette in discussione l'assoluta maestria dei pittori rinascimentali ma conferma, ancora una volta, come la tecnica (e naturalmente anche l'ottica) sia la base dei loro capolavori.

La Lente che cambiò il Rinascimento - LaStampa 19 maggio 2010
Questions of Optical Evidence. Discussion between Charles Falco (proponent of optical device hypothesis) and David Stork (criticism).Charles Falco: The Tyranny of the Lens

Contro questa teoria si legga:

Saccheggi d'arte - Stolen pieces di Eva e Franco Mattes

La Postmasters Gallery di Chelsea, a Manhattan fino al 19 giugno presenta  una mostra sul collettivo 0100101110101101.ORG formato da Eva e Franco Mattes, pionieri della Net Art in Italia e già trattati in questo blog (link) per l'irriverente trovata di clonare, per il Giubileo del 2000, nientemeno che il sito web del vaticano, inserendovi contenuti assurdi. 
La personale Reality is Overrated comprende molti dei loro recenti lavori. Si segnala, oltre alle varie performance su second life, NO FUN, performance online cancellata immediatamente da youtube, che documenta il suicidio simulato da Franco Mattes su una celebre chat room pubblica, accompagnato dalle reazioni del pubblico.


No Fun - Eva and Franco Mattes from Franco Mattes on Vimeo.

L'opera che maggiormente colpisce, però, è Stolen Pieces, realizzata dal 28 luglio 1995 al 29 luglio 1997 e presentata solo oggi poichè il reato che ha portato alla sua realizzazione è entrato in prescrizione. Di cosa si tratta? Di una cassetta contenente brandelli di opere d'arte che gli artisti hanno trafugato nei musei, correlati da fotografie e video che immortalano il gesto. Si ritrova di tutto: da un brandello di una tela di Rauschenberg a un pezzo delle celebri compressioni di Cesar fino a una bruciatura di Burri. Operazione di certo non apprezzabile ma in parte giustificata dal modo in cui i frammenti vengono proposti, come in una sorta di moderno reliquiario. 





I riferimenti, a questo punto, sono molteplici: si va da i reliquiari medievali, in particolare quelli portatili, alle celebri valigie di Duchamp dove l'artista inseriva le copie dei suoi più importanti lavori. Culto degli oggetti, quindi, o, come hanno riferito gli artisti in un'intervista al Washington Post “Il nosto non è vandalismo ma la forma più alta di tributo che potevamo dare a questi artisti”.




martedì 18 maggio 2010

Yayoi Kusama e Mitch Trale


Yayoi Kusama nasce a Matsumoto nel 1929. Studia la pittura Nihonga, uno stile di grande rigore formale. Nel 1958 si trasferisce a New York attirata dal potenziale sperimentale della scena artistica dell’epoca. Nel 1959 ella crea i suoi primi lavori della serie Infinity Net, ovvero delle grandi tele lunghe quasi una decina di metri. Negli anni ’60 si dedica all’elaborazione di nuove opere d’arte, come per esempio Accumulatium o Sex Obsession. A partire dal 1967 Kusama realizza numerose perfomance provocatorie e osè dipingendo con dei puà i corpi dei partecipanti oppure facendoli “entrare” nelle sue opere. Ritorna in Giappone durante i primi anni ’70 dove inizia a scrivere poesie e romanzi surreali. Recentemente l’artista continua a rappresentare l’infinito attraverso sculture a tutto tondo e sale accessibili ai visitatori. Nel 1993 produce per la Biennale di Venezia un’abbagliante sala degli specchi con inserite delle zucche, le quali diventano un suo alter ego. Da questo momento Kusama inventa altre opere su commissione per lo più fiori giganti o piante colorate. Le sue opere sono esposte in vari musei importanti a livello mondiale in mostre permanenti, come per esempio il Museum of Modern Art di New York, Walker Art Center nel Minneapolis, al Tate Modern a Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo. Tutt’ora Kusama vive in una casa di cura a Londra dove lavora ancora. (fonte: Wikipedia).
Recentemente una mostra è stata allestita a Milano, al PAC, "I want to live forever"; vi si poteva vedere l'opera del 2008 "Aftermath of Obliteration of Eternity".


L'artista multimediale Mitch Trale ha realizzato tre diorami panoramici ispirati a tre celebri installazioni di Kusama; ha realizzato, praticamente, un'unica installazione virtuale, Gallant Apparatus, fruibile e navigabile da questo link http://gallantapparatus.com/. Ogni porta cela una fedele riproposizione di un'ambiente di Kusama, allucinante e psichedelico. Da non perdere anche le altre sue realizzazioni.



Roma si giova della simmetria

Magia di Roma o, semplicemente, della maestria del fotografo, fatto sta che questi scatti palesano nascoste simmetrie della e nella città Eterna. Protagoniste sono le architetture, naturalmente, e le loro mai nascoste perfezioni costruttive che queste immagini esaltano all'ennesima potenza, anche con spirito ironico e dissacrante. L'autore si chiama Vincenzo Lacasalibre e potete trovare i suoi lavori su Flick (surreal land).










domenica 16 maggio 2010

Paolo Portoghesi incontra Francesco Borromini

Da "Le interviste impossibili", trasmissione Radio Rai 1973-1975. Paolo Portoghesi incontra Francesco Borromini (Roberto Herlitzka). Regia: Andrea Camilleri. Intervista trasmessa il 17 aprile 1975. Il testo è pubblicato in L. Pavolini, a cura di, Le interviste impossibili. Ottantadue incontri d'autore messi in onda da radio Rai (1974-1975), Donzelli, 2006. Il grande storico dell'architettura e architetto Paolo Portoghesi racconta, con grande effetto e perizia tecnica, la vita e le impressioni di Francesco Borromini, probabilmente tra i più grandi architetti di tutti i tempi. Tutto da ascoltare, magari accompagnandovi con la visione delle sue opere.




La veduta di Roma nell'era 2.0

Dove è finita la grande tradizione del vedutismo, e in particolare delle vedute di Roma, nell'era del 3D e di internet? A portare avanti questo genere, incredibilmente, ci pensa un videogioco, Assassin's Creed, e il celebre Google Street View. Il percorso sembra andare così dall'incisione alla pittura alla fotografia a internet; da Piranesi a Panini alle tecnologie digitali, con esiti anche non propriamente filologici.
Da una parte Google Street View che ha rivoluzionato la percezione e la "visibilità" dei luoghi, privandoli della loro aura, e rendendo accessibile e visualizzabile ogni angolo delle nostre città.


Dall'altra il celebre gioco Assassin's Creed II, ambientato durante il Rinascimento, che presenta suggestive ambientazioni nelle città dell'epoca. Il gioco è ambientato a Firenze, Monteriggioni, Venezia, Forlì, San Gimignano mentre si può visitare: la Basilica di Santa Croce, il Ponte Vecchio, il Palazzo Vecchio, la Basilica di Santa Maria Novella, l'Ospedale degli Innocenti, la Basilica di San Marco, il Canal Grande, il Piccolo Canale e il Ponte di Rialto (all'epoca ancora in costruzione), il Palazzo De Medici a Firenze, la chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia e l'Arsenale di Venezia, Santa Maria Gloriosa dei Frari; tutte perfettamente ricostruite. Una parte del gioco è ambientata anche a Roma e nei palazzi Vaticani anche se, in questo caso, la ricostruzione non appare per nulla filologica.


E che dire dei molteplici errori urbanistici di quest'ultima veduta? Senza la spina di borgo addirittura hanno fatto diventare via della Conciliazione una sorta di infinita scalinata.



sabato 15 maggio 2010

Andy e noi


Da Sotheby’s si è svolta un asta che aveva come protagonista l’opera di Andy Warhol, Autoritratto, che è stata venduta alla modica cifra di 32,5 milioni di dollari. La vendita dell’opera è stata un vero successo, anche perché non ci si aspettava che raggiungesse una tale cifra.
L’opera è del 1986, è stata realizzata un anno prima della sua morte (ed in effetti quasi richiama una vanitas) il che fa di quest’opera, uno degli ultimi lavori del padre della Pop Art.
L'asta è stata da record in tutti i sensi: è stato venduto anche il quadro di Mark Rothko Senza titolo per 31,4 milioni di dollari e Untitled di Cattelan, il  suo autoritratto mentre sbuca da un pavimento ed entra nel museo, sancendo il nuovo record per un artista italiano contemporaneo vivente.
In onore di Andy riporto queste sue celebri frasi sull'arte prese dal sito Globartmag:


Un artista è colui che produce cose che le persone non hanno bisogno di possedere.
Non prestare attenzione a quello che scrivono su di te, misuralo in centimetri.
La morte e la cosa più imbarazzante che possa capitarti perchè qualcun’altro deve occuparsi di tutti i dettagli.
Un giorno chiunque sarà famoso per 15 minuti.
Sono una persona profondamente superficiale.
Mi piacciono le cose noiose.
Adoro Los Angeles e amo Hollywood, sono entrambi fantastiche e tutto li è di plastica. Ma io amo la plastica, voglio essere di plastica.
Ho chiesto suggerimenti creativi a 10 o 15 persone. Alla fine una mia amica mi ha detto: “Cosa ti piace di più?” ecco perchè ho iniziato a dipingere i soldi.
Se guardi una cosa per un lungo periodo di tempo, essa perde totalmente il suo significato.
Mi piacerebbe non andare agli happening solo se fossi sicuro di sapere esattamente cosa succede nei posti dove non vado. E mi piacerebbe starmene seduto a casa e guardare ogni party a cui sono stato invitato su di un monitor nella mia camera da letto.
Se volete sapere di più su di me, guardate sulla superficie dei miei dipinti e dei miei films e li mi troverete. Non c’è niente oltre questo.
Non è la vita una serie di immagini che cambiano mentre si ripetono?
Sarebbe molto bello reincarnarsi in un grande anello sul dito di Liz Taylor.
Sono i film che mandano avanti l’America,fin da quando sono stati inventati. I film ti dicono cosa fare, come farlo, quando farlo e quali sentimenti provare.
Far soldi è arte e lavorare è arte e fare affari è la migliore arte possibile.
Una volta diventato Pop non vedrai più un segnale stradale ed una strada allo stesso modo di prima. E quando avrai imparato a pensare pop non sarai più in grado di vedere l’America allo stesso modo di prima.

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