giovedì 11 febbraio 2010

Il nuovo progetto di comunicazione del Museo Nazionale Romano

Per una volta tanto, dopo la disastrosa e inquietante campagna-minaccia del MibAc “Se non lo visitate lo portiamo via”, una bella campagna pubblicitaria che punta ad  un incontro personale con le opere, non immune da una certa componente sentimentale e anacronistica quanto basta.

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La vita dell’arte, come spiega Settis in Futuro del “classico”: “La plasticità è come un’energia che scaturisce dal profondo segreto del loro essere: attraversa tutto il corpo, carica di emozioni, desideri e problemi che la spingono interiormente a provocare questo o quel movimento”. Queste parole del grande regista teatrale K. S. Stanislavskij, riferite agli attori, si prestano bene a descrivere la forza espressiva delle statue. Gli antichi infatti, per la loro consuetudine col teatro, conoscevano l’universalità del linguaggio del corpo e l’importanza dell’indagine psicologica, ed esprimevano mirabilmente le tensioni della vita interiore nella plastica dei corpi. Tensioni ed emozioni che realmente lo spettatore rivive in sé (come oggi la scoperta dei “neuroni specchio” conferma). Questo fenomeno dell’empatia suscitata dalle arti visive è sembrato particolarmente adatto a rappresentare l’auspicio di “saper guardare al classico come qualcosa di sorprendente da riconquistare ogni giorno”.

Il Link al sito: http://www.archeorm.arti.beniculturali.it/node/782

mercoledì 10 febbraio 2010

Velvet Underground and Nico – La copertina

THE VELVET UNDERGROUND & NICO del 1967 è un album leggendario in tutti i sensi; con questi nasceva il rock alternativo e la pop art, grazie al lavoro grafico di Andy Warhol, diventava effettivamente arte di consumo in quanto applicata ad un oggetto che avrebbe avuto una grandissima vendibilità e eco.
La prima, rarissima, copertina del disco su sfondo bianco è in completa sintonia col carattere provocatorio di Warhol il quale aveva realizzato una banana gialla dall’esplicito riferimento sessuale. Si invitava l’ascoltatore a sbucciare la banana (“peel slowly and see“, come detto) per scoprire, effettivamente, una polpa rosa shocking, “il frutto del desiderio”.

Si racconta che i dipendenti della Verve fossero stati impegnati per settimane ad applicare diligentemente a mano gli adesivi con la buccia sulle cover. Visti i costi di produzione la copertina “sbucciabile” viene usata solo per la prima tiratura, rendendola pezzo da collezione di grande valore. Nelle stampe successive la firma di Warhol sarà sostituita dal nome della band.

Ecco le due versioni con la copertina “sbucciata”:

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lunedì 8 febbraio 2010

Interpretazione degli spazi museali

 

Dal sito http://acidolatte.blogspot.com/ due installazioni che invitano a riflettere sul ruolo e sull’uso, spesso spiazzante, degli spazi museali.

L’artista svizzero Urs Fischer, famoso per le sue spiazzanti installazioni, riesce ad intervenire nel museo con un’operazione al tempo stesso efficace e dissacrante. Il museo come cantiere (della creatività?) o come luogo da profanare, scavando a fondo.

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David Ancelin, parimenti, lavora con gli oggetti dello spazio.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Il gesto nell’arte

 

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Andrè Chastel è stato un grande storico dell’arte francese, studioso del Rinascimento italiano e non immune da un certo approccio interdisciplinare alla materia. Molti suoi saggi sono diventati dei classici e oggi vorrei proporvi due articoli tratti dal libro Il gesto nell’arte (Roma-Bari, 2002), in formato ebook.

Semantica dell’indice è un’analisi del gesto dell’indicare (indigitazione) considerato come gesto cardine di molte composizioni, in quanto segno visibile (per lo spettatore) di una retorica e comunicazione  silenziosa. Una sorta di semantica del gesto.

Signum Harpocraticum, invece, entra nel particolare di un gesto tanto eloquente nella cultura Occidentale da imporre immediatamente il suo significato anche in assenza di contesto o di spiegazione. E’ il gesto del silenzio (l’indice posto sulla bocca); quello in cui il soggetto si chiude la bocca per tacere o quello in cui ordina di farlo allo spettatore. Nel paragrafo anche una suggestiva analisi dell’ermetico dipinto di Dosso Dossi Giove e Mercurio.

venerdì 29 gennaio 2010

Pietro (Peter) Antonelli

 

Con grande sorpresa cercando tra le carte della soffitta ho trovato tempo fa il testamento del fratello di mio nonno, Pietro Antonelli, che conteneva delle foto di suoi quadri; ho scoperto così che era un affermato pittore, a New York, e che un suo quadro era stato donato al museo di Schenectady. Scrivendo al museo per avere ulteriori informazioni ho ricevuto una scheda biografica e la foto della sua tela ivi conservata. Penso di fare cosa gradita alla sua memoria nel trascrivere la scheda e pubblicare l’opera. Osservando tra le cattive riproduzioni del testamento ho tentato una elementare analisi: Pietro (Peter) Antonelli era un pittore figurativo e un ottimo ritrattista, abile nei paesaggi (nei quali riprende la tradizione dei paesaggisti americani dell’800) e nella campitura dei colori.

Nato nel 1911 a Pittsburg, Pietro Antonelli, con i suoi fratelli e sua madre di origine molisana, giunse in Italia giovanissimo stabilendosi a Carpinone. Si riporta (ma ne dubito) che frequentò l’Accademia di Belle Arti a Roma prima di ritornare negli Stati Uniti intorno al 1920  dove continuò i suoi studi all’Academy of Design di New York. Verso la fine degli anni ‘20 aprì un proprio studio a Schenectady occupandosi anche del restauro di opere delle chiese locali (la chiesa del Monte Carmelo, la chiesa greco-ortodossa). Nel 1929 espose presso la Green Room. Nel 1941 la General Electic acquistò dall’artista per 400 dollari la grande tela intitolata Susquehanna Power Station, usandola poi per il calendario annuale. Nello stesso anno espose alla Ogunquit Art Gallery, nel Maine, con tre paesaggi. Tra il 1946-47 Antonelli collaborò con la Art Faculty al Skidmore College, Saratoga Springs, New York insegnando pittura e scultura. Nel 1951 espose al Albany Institute of History of Art, New York, nell’Upper Hudson Annual Exhibition con una tela intitolata Gossip. Donò diverse tele al Schenectady Museum, all’Ellis Hospital e al St. Clare Hospital di Schenectady. La vendita delle sue tele, dopo la morte avvenuta nel 1985, fu curata dalla H.R. Tyred Gallery.

In questa sede presento l’autoritratto conservato al Schenectady Museum; probabilmente tra le sue opere migliori. L’artista si raffigura nel suo studio (alle spalle di scorgono due opere) elegantemente vestito, quasi a figurare il suo status di pittore. Lo sguardo è intenso. La mano destra, eloquentemente, indica la sinistra che regge un pennello metafora della sua arte. I colori sono sapientemente calibrati e si accordano perfettamente tra di loro; lo sfondo meno definito fa da contrasto con la campitura scura del cappotto e degli indumenti.

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Sperando di approfondire ulteriormente la sua vicenda pittorica inserisco, infine, il primo piano del suo autoritratto che trovo incredibilmente espressivo.

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giovedì 28 gennaio 2010

Tomaso Binga e Pescarart

Tomaso Binga, pseudonimo maschile di Bianca Pucciarelli, gioca sull'ironia e lo spiazzamento semantico mettendo allo scoperto il privilegio maschile nel campo dell'arte: l'artista non è un uomo o una donna ma una persona.
Lavora da quasi venti anni nel campo della scrittura contaminando parole ed immagini; dopo una serie di lavori in polistirolo ed inserti fotografici, si dedica dal 1975 ad una pratica di Scrittura Asemantica; dal 1975/76 alla Scrittura del Corpo o Scrittura Vivente; dal 1978 al Dattilocodice (sovrapposizioni di battute della macchina da scrivere che combinate tra loro acquistano una sorta di iconicità ). Dal 1985 con nuove esperienze scritturali tra pittura e scrittura: Biographicon riferimenti alla Computer graphics. (fonte).

In occasione della III edizione di Pescarart 2010 presenterà il suo nuovo libro “Valore vaginale” con prefazione del grande Gillo Dorfles. Due suoi lavori si possono leggere cliccando sui titoli qui sotto:

Silenzio

Ardeatine K

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La città abruzzese, inoltre, vedrà la presenza di numerosi eventi: un omaggio a Umberto Mastroianni, un’esposizione di 30 maestri storici del ‘900 e una mostra di 40 artisti contemporanei curata da Antonio Picariello e Floriano de Santi.

mercoledì 27 gennaio 2010

The Kiss

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Carrie Schneider – The Kiss (2007)

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Matisse – Gli amanti II


Denise Callender, Neil Hunt, Kye Wilson

martedì 26 gennaio 2010

Scarpe: Van Gogh, Magritte, Warhol

Spostamento di senso o svuotamento di concetti; andando verso il postmoderno un tema, quello delle scarpe, viene affrontato con modalità figurative diverse. In Van Gogh la natura morta cela, per traslato, la fatica dell’uomo che ha usato quegli oggetti con una non sottesa vena sociale. Magritte, con vena surrealista, riflette sull’ambivalenza dell’indumento: feticcio e propaggine del corpo umano. In Warhol la bidimensionalità svuota la forma e i contenuti e trasfigura l’immagine in icona pop.

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lunedì 25 gennaio 2010

Donatello e lo zuccone

Di topos nella storia dell’arte ce ne sono molti, in particolare nelle vite degli artisti. E’ famoso l’episodio di Michelangelo che martella la statua del Mosè stupito dal fatto di averla realizzata in maniera così veritiera: “perchè non parli?”. L’episodio fa eco al celebre aneddoto del pittore greco Zeusi il quale, avendo raffigurato una natura morta con dell’uva, aveva ingannato gli uccelli che, credendola vera, andavano a beccarla. Nel rinascimento, ben prima del Buonarroti, come ci racconta il Vasari, un episodio del genere era capitato a Donatello il quale, mentre stava lavorando al suo profeta, detto volgarmente lo Zuccone (il profeta Abacuc), esclamò “Favella! Favella! Che ti venga il cacasangue!”.

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