lunedì 16 novembre 2009

Ricostruzione futurista dell’universo

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Tra i tanti manifesti e scritti del futurismo questo sinceramente mi mancava e lo trovo veramente geniale (cliccate sull’immagini). Il testo è tratto da questo bellissimo sito realizzato dall’architetto Maurizio Castelvetro e dedicato alla concezione architettonica futurista che si può riassumere con due termini espressivi lirismo e dinamismo.

http://www.rebel.net/~futurist/indiceframe.htm

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A riguardo segnalo anche quest’altro sito comprendente tutti i manifesti: http://www.futur-ism.it/home.asp

E-book di estetica dal Centro Internazionale Studi di Estetica

Il Centro Internazionale Studi di Estetica è un istituto di Alta Cultura fondato nel 1980 con sede presso l’Università di Palermo. Il centro, oltre ad organizzare convegni, seminari, giornate di studio, cura anche la collana editoriale Aesthetica e pubblica il periodico Aesthetica Preprint e i suoi Supplementa che condivide, in parte, anche in rete; da questo link è possibile scaricare in formato e-book interessantissimi testi di estetica scritti da illustri studiosi: http://www.unipa.it/~estetica/download/.

Tra i testi, di assoluto spessore, segnalo saggi di Giuseppe di Giacomo, Luigi Russo, Elio Franzini, Stefano Velotti.

In particolare, per gusto personale, segnalo:

Giuseppe Di Giacomo, Icona e arte astratta, Aesthetica Preprint, 55, aprile 1999.

Maria Barbara Ponti, Georges Bataille e l'estetica del male, Aesthetica Preprint: Supplementa, 3, dicembre 1999.

Elisabetta Di Stefano, Arte e Idea: Francisco de Hollanda e l'estetica del Cinquecento, Aesthetica Preprint: Supplementa, 12, settembre 2004.

Tiziana Andina, Percezione e rappresentazione. Alcune ipotesi tra Gombrich e Arnheim, Aesthetica Preprint, 73, aprile 2005.

Alessio Scarlato, La Zona del Sacro: L'estetica cinematografica di Andrej Tarkovskij, Aesthetica Preprint, 75, dicembre 2005.

Luca Vargiu, Prima dell'età dell'arte: Hans Belting e l'immagine medievale, Aesthetica Preprint: Supplementa, 20, giugno 2007.

Luigi Russo (a cura di), Esperienza estetica: A partire da John Dewey, Aesthetica Preprint: Supplementa, 21, dicembre 2007.

Giovanna Pinna, Il sublime romantico: Storia di un concetto sommerso, Aesthetica Preprint, 81, dicembre 2007.

Stefano Velotti, Estetica analitica: Un breviario critico, Aesthetica Preprint, 84, dicembre 2008.

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domenica 15 novembre 2009

Alterazioni Video – Sinfonia n.1

Che cos’e’ Alterazioni Video?
Alterazioni Video e’ un organismo, un network, una società per Azioni, un’attivita’ commerciale, un bilocale di 25 metri quadrati, un nome sbagliato che viene voglia di cambiare, una scusa per non mettersi a lavorare per l’ennesima stagione, un progetto di comunicazione fastidiosa, un contenitore di progetti improponibili o bocciati e soprattutto un’idea per iniziare.

Leggo questa definizione da un bell’articolo su exibart (fonte) e mi soffermo sul loro ultimo lavoro Sinfonia n.1, una performance multimediale basata sulla comunicazione della gioia. L’opera dalla struttura di una sinfonia è un insieme di azioni caotiche e diverse ripetute in loop attraverso la sincronia digitale, il materiale che si trova sulla scena e la teatralità che conferisce all’azione una durata. Simpaticamente colpito dalla loro performance posto il video e rimando al loro sito per ulteriori informazioni.

http://www.alterazionivideo.com/index.php


Cos’è la Bellezza? Le 10 qualità che rendono l’arte bella

 

Riporto la traduzione di un bell’articolo uscito sul Telegraph qualche giorno fa dall’emblematico titolo Che cos'è la bellezza - le 10 qualità che rendono l'arte bella; un buono spunto per riflettere sul significato dell’arte con significativi esempi che cercherò di ampliare con impressioni personali.

1) Natura. (Il viadotto Milau)

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L’arte, attraverso le sue forme, sia essa figurativa o astratta, o semplicemente design come in questo caso, richiama sempre in un modo o nell'altro alla natura. Il viadotto Milau è stato progettato da Norman Foster e costruito nel 2004. Come un albero che scaturisce dalla terra, ciascuna delle sue colonne sembra integrata con la natura. Oltre ad essere in natura, inoltre, il ponte fa qualcosa per la natura: esso porta a ri-vedere. Ci parla infatti della la vastità e della luce della valle Milau, e come essa si configura imponendo la valle allo sguardo dello spettatore. Il ponte conquista la natura, ma è anche rispettoso verso di essa.

2) Semplicità. (La Madonna del Parto di Piero della Francesca)

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La Madonna rinascimentale di Piero della Francesca è un modello insuperato di semplicità nel senso più puro del termine. Una tenda con all'interno una pura simmetria di forme: al centro una donna con un bel viso giovanile, semplicemente delineato. Ad entrambi i lati due angeli che reggono la tenda, due forme identiche ma invertite nella posa e nei colori. Minime modifiche differenziali ma estremamente attrattive per la vista che resta colpita dalla chiara semplicità e descrittività dell’evento. Una donna incinta in una tenda intesa come un grembo universale che mostra il suo ventre come una nuova tenda: la creazione della vita continua all'interno.

3) Unità. (I mosaici del Duomo di Monreale).

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Il principio dietro la bellezza dei mosaici nel Duomo di Monreale, realizzati nel 12 ° secolo, è l'unità. L’artista usa pezzi di marmo o di vetro deliberatamente in un modo non uniforme in una singola scena ma ogni scena, in rapporto con le altre, trova nell’insieme un organico equilibrio e un’unità di fondo. Si crea pertanto un’unità visiva globale che persiste in tutti i 6.000 metri quadrati di tessere come se fosse un’invisibile energia visiva. Questa energia scorre verso la parte superiore dell'abside della chiesa dove l’enorme Cristo Pantocratore (il dito mignolo di un metro di lunghezza) rimanda questo flusso di nuovo verso il resto della chiesa.

4) Trasformazione. (L’arte rupestre)

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L’arte rupestre è durata 50.000 anni. Non è mai cambiata di molto. Qualcosa di reale, là fuori nel mondo, si trasforma in qualcosa di simbolico nella grotta. Non è che gli animali erano esteticamente belli e gli uomini delle caverne amavano dipingerli. Raffigurare animali era un'operazione psichica con la quale i primitivi imbrigliavano le potenze animali che volevano assorbire. Non bisogna guardare a quest’arte col metro di oggi, esprimendo giudizi personali e di gusto. Queste figure sono state dipinte affinché una forza potente si manifestasse attraverso le immagini e l’uomo potesse assorbire vigore e controllo. E l'elemento richiesto per questo atto di trasformazione magica è in se bellezza.

5) Ambiente. (Le gallerie d’arte contemporanea).

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Grandiosità spaziale;  bianco puro; bruni pavimenti in legno magnificamente rifiniti; caratteristiche di finito e di inumana perfezione; è presente il segno dell’uomo ma non il suo disordine: questa è l'esperienza della galleria d'arte contemporanea. Molte persone non si aspettano che l'arte contemporanea comunichi bellezza ma, in quanto umani, siamo sempre alla ricerca della bellezza come di un qualcosa di religioso; in questo senso la ricerca del bello è come la ricerca di Dio. Il culto dell’arte contemporanea ha tutto il mistero della religione voodoo ma lascia fuori la religiosità tradizionale per fornire invece una nuova saggezza che tutto comprende. Fornisce enigmi mentali, ipotesi di possibilità, impressioni e traumi. E la nostra esperienza indugia sulla bellezza anche quando l'arte stessa è brutta o insignificante o visivamente arbitraria. Allora non è negli oggetti (che si possono apprezzare o meno) ma nei contesti splendidamente progettati che la nostra ricerca di bellezza e armonia viene soddisfatta.

6) Movimento. (La Creazione dell’uomo di Michelangelo)

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Come può l'uomo tornare in paradiso? Questa domanda è praticamente la storia della Cappella Sistina di Michelangelo. Ma in termini di bellezza l’elemento che colpisce, indipendentemente da cosa vi è scritto nei testi e nei saggi, è l'incredibile movimento che pervade tutta la volta. La torsione delle ginocchia enormi e del busto, la fronte aggrottata, i capelli come un mare turbolento offrono una costante animazione alla scena; una torsione costante che traduce il movimento muscolare in moto dell’anima. Michelangelo ha creato una nuova forma fisica deformata, eccessivamente anatomica, ma non orribile; la ricerca di un sublime terrificante. Nella rassicurante e armonica arte rinascimentale quest’operazione sul corpo e il movimento dovette stridere molto. Ma è proprio ciò che oggi ci emoziona. 

7) Modelli. (Mosaico con Amorini. Museo Bardo. Tunisi)

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I mosaici romani del Nord Africa portavano negli ambienti casalinghi la potenza dei modelli dell’arte. Un mosaico è sempre composito a causa della natura modulare del mezzo. Questi amorini, dettagli di un mosaico molto più grande, raffigurano la vivificazione dell’oceano. Le creature sono disposte in una sorta di griglia dalla struttura simile. Ogni figura è leggermente diversa ma c'è un impulso d’insieme che accomuna tutti. Gli intervalli tra gli elementi, gli spazi vuoti, infatti sono vivaci come gli oggetti stessi. L'oceano è tutto uguale e possente, metafora della benevolenza della natura. L'arte offre alla natura uno schema, o una struttura, in quanto la natura è ontologicamente modellata e strutturata.

8) Sorpresa. (Magritte, L’incauto dormiente)

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La bellezza in arte è sempre legata all’elemento della sorpresa. Nell’opera del belga appaiono gli oggetti dei sogni di un uomo intesi come simboli. Sono solo le icone degli oggetti che non svelano però i loro significati. E poi la figura è un altro simbolo o è realmente un uomo che sogna? Magritte è così ermetico circa il significato delle sue opere tanto che l’unica cosa alla quale non sembra interessato è la bellezza. All’interno di questa sorta di blob grigio si coglie l’eco di una bellezza semplificata, apparentemente semplice ed immediata ma concettualmente insondabile.

9) Selezione (Charlene di Robert Rauschenberg, Stedelijk Museum)

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Questo dipinto del 1954 è composto da oggetti e pezzi trovati in giro. Legno rosso, vernice rossa, tessuto rosso, un ombrello di garza; alcune parti dipinte dallo stesso Rauschenberg di rosso, con accenti di verde, bianco e giallo. Trasmette la stessa bellezza dell'arte medievale o rinascimentale. Ma non è la stessa bellezza perché non risponde all’esigenza di comprensione della realtà della società. Nell’opera non vi sono gerarchie di forme o di figure, evidenze maggiori, elementi preminenti e  concettualmente sovrastanti; non vi è un Dio. Siamo di fronte ad una mentalità aperta che si interroga circa la differenza tra il casuale e l'importante. Propone una selezione di oggetti inseriti senza una premeditata selezione e quindi ugualmente importanti e insignificanti per l’opera.

10) Spontaneità. (Arearea di Gauguin, Musée d'Orsay)

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Nell’opera vi è una spiccata semplificazione che rende la donna una sorta di irreale cartone animato. Ma il quadro nel suo insieme è qualcosa di diverso. La tensione ad armonizzate e contrastare i colori è potente e delicata al tempo stesso. E’ il colore puro che coniuga l’arte e la bellezza: le linee di contorno, le forme semplificate, la ricerca di intime armonie rendono l’opera autentica emozione personale. Quindi è la bellezza del dipinto nel suo insieme che rende bella la donna e non viceversa. La semplicità del dipingere diventa semplicità delle forme e salva le figure dal banale.

venerdì 13 novembre 2009

Marilyn Minter tra Madonna e Bataille

 

Marilyn Minter in her Soho studio, New York, 2009

Marilyn Minter (Shreveport, 1948) è una pittrice, scultrice e fotografa statunitense, che attualmente risiede e lavora a New York; i suoi lavori presentano spesso temi crudi di sessualità e pornografia mescolati con un pizzico di trasgressione, ironia e glamour. L’artista lavora sul corpo e sul dettaglio e facendo questo cerca, attraverso l’ossessivo ricorso a tagli parziali e ravvicinati, di spiazzare l’osservatore. La sua ultima installazione video Caviar Green Pink (2009) è stata scelta da Madonna come video di apertura del suo Sticky & Sweet tour a Londra. L’opera di otto minuti ad alta definizione, girata con lenti macro, è un’allucinante, sensuale e voyeuristico lavoro: le lingue mescolato lo zucchero colorato con la saliva e spargendo il colore su tutta la superficie di vetro è come se simulassero la pittura.

Il mondo che l’artista prende in esame è sempre quello femminile del quale offre, con visioni frammentarie, un diverso punto di vista non immune da un certo ricorso all’astrazione; il fascino del corpo si associa pertanto al perturbante e all’informe tanto che ritengo in questo senso vi sia un forte legame con Bataille. Il surrealista francese, nella sua celebre rivista Documents, in diversi articoli parla di attrazione e repulsione, del gusto del disgusto, verso immagini che mostrano in maniera esplicita elementi ripugnanti o forme osservate troppo da vicino. Bataille è il primo che associa l’erotismo e il sacro, il puro e l’immondo, la forma e l’informe. Essendo più espliciti lo scrittore considera la bocca un buco come l'ano e vede il corpo come tubo con due orifizi, anale e boccale: le narici, gli occhi, le orecchie, il cervello rappresentano le complicazioni dell'orifizio boccale; il pene, testicoli, o gli organi femminili che corrispondono a loro, sono le complicanze dell’anale. Funzioni escretorie come sputi, tosse, sbadigli, rutti, starnuti, lacrime, ma anche baci, sono quindi tutte forme di scarico escremenziale svelando l’informe che abbiamo dentro.

Vedi: Idols/Ordures: Inter-repulsion in Documents’ big toes.

Pertanto, tornando alle immagini delle bocche, trovo che l’antecedente sia da trovare proprio nei lavori fotografici di Jacques-André Boiffard per la rivista Documents. La celebre Bocca del 1929, corrispettivo visivo delle teorie di Bataille, è l’antenata dei lavori di Minter i quali, pur superficialmente cool e modaioli, non possono nascondere questi fattori perturbanti.

Jacques-André Boiffard, Mouth , Documents No5, 1929

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giovedì 12 novembre 2009

Caroto – Ritratto di bambino con disegno

 

Giovan Francesco Caroto, pittore veronese a cavallo del ‘500, fu allievo in patria di Liberale da Verona ma subì fortemente l'influsso di Andrea Mantegna e Lorenzo Costa il vecchio, non rimanendo insensibile davanti alle novità del giovanissimo Correggio; durante un viaggio a Milano, ebbe modo inoltre di apprezzare l'arte dei leonardeschi (in particolare di Bernardino Luini).

Vorrei soffermarmi in questo caso su un dipinto molto particolare: Ritratto di bambino con disegno, conservato oggi a Verona, al museo di Castelvecchio.

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La presenza di giovani o bambini nei dipinti non è qualcosa di nuovo, basti pensare a cherubini, putti, amorini e allo stesso Gesù bambino. Tuttavia questa immagine è particolarmente importante perché riguarda una delle prime opere che mostrano un bambino nel suo aspetto reale, ovvero non è una rappresentazione idealizzata, ma piuttosto il contrario. Vi è raffigurato un giovane mentre mostra allo spettatore un proprio disegno, forse un infantile autoritratto (il tema del doppio ritratto celerebbe comunque una valenza allegorica); questo disegno, la vera particolarità, è un vero e proprio scarabocchio di quasi cinquecento anni fa.  L’artista ha il coraggio di mostrare un lato brutto della vita quotidiana attraverso il semplice disegno di un bambino in un periodo nel quale l’arte, in Italia, cercava la perfezione e seguiva i canoni della bellezza classica (ai quali di certo non si ispira il giovane il quale, anzi, orgoglioso mostra il proprio lavoro).

Il ritratto è l'immagine, l'identità e la memoria ed è un documento grafico  importante per lo studio della vita e dei costumi di un'epoca. Come si può vedere dall’osservazione attenta delle scarabocchio troviamo poca differenza tra questo schizzo dipinto da un bambino nel XVI secolo e dal disegno che potrebbe fare oggi un bambino a scuola.

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Diller Scofidio + Renfro – Alberi rotanti

Attraverso un approccio interdisciplinare all’architettura Elizabeth Diller e Ricardo Scofidio creano lavori nei quali land art, elettronic art, installazione e, appunto, architettura, raggiungono un magico equilibrio. L’installazione nel video qui proposto è, in questo senso, un’ottima speculazione sugli spazi verdi cittadini e sul valore dell’elemento naturale. L’effetto d’insieme è estremamente poetico e spiazzante. Per me un ottimo esempio di land art. Qui il link del loro bellissimo sito.


David Cerny a Roma – Saddam Hussein attraverso gli occhi di Hirst

David Cerny è uno scultore ceco le cui opere-installazioni, spesso controverse, puntano sul rovesciamento dei valori politici nazionali ed internazionali provocando molto spesso dure reazioni. Cerny ha raggiunto la notorietà nel 1991 dipingendo di rosa un carro armato sovietico, a memoria del secondo conflitto mondiale. La sua provocazione è però stata reputata intollerabile e l’artista è stato arrestato. Ultimamente un’opera che ha suscitato innumerevoli discussioni è Entropa, creata in occasione della presidenza Ceca al Consiglio dell’Unione Europea nel primo semestre del 2009. Si tratta di una scultura che presenta immagini ironicamente stereotipizzate di ciascun paese dell’Unione raffigurato attraverso un suo vizio (qui alcuni bozzetti), oggetto di polemiche per il suo tono fortemente dissacrante e per il grosso “bluff” inscenato dallo stesso Cerny, il quale, contrariamente a quanto annunciato alla stampa ed alle istituzioni in precedenza, ha realizzato l’opera interamente da solo invece che con un team di artisti europei.

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La prima personale in Italia di David Cerny sarà "The Solo Show", dal 21 novembre 2009 al 27 febbraio 2010 presso la galleria di arte contemporanea CO2 contemporary art di Roma; nell’occasione sarà esposta un’altra opera provocatoria che fa il verso alla celebre The Impossibility of death in the mind of Someone Living di Damien Hirst. L’opera, intitolata ironicamente SHARK, presenta il ritratto del dittatore Saddam Hussein attraverso il linguaggio del britannico, ovvero immerso in una cellula come il vero squalo del 1991. Una mostra che nasce già come un cult per l’ambiente della Capitale e che vale veramente la pena di essere vista.

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martedì 10 novembre 2009

Arturo Schwarz, il Dada e il Surrealismo

Arturo Schwarz è uno storico dell’arte, saggista e docente che ha scritto saggi sulla Kabbalah, sul tantrismo, sull'alchimia, sull'arte preistorica e tribale, sull'arte e la filosofia dell'Asia, sull'anarchia. Grande esperto delle avanguardie del Novecento, in particolare del Dadaismo e Surrealismo, aveva una grande collezione di lavori di Marcel Duchamp, André Breton, Man Ray, Jean Arp che, donata allo Stato, oggi forma un nucleo di eccezionale importanza e qualità alla GNAM. Possedeva anche la più importante biblioteca al mondo sulle avanguardie che cercò di donare allo stesso modo allo Stato italiano ma un ministro, ritenendo quella “robaccia” materiale pornografico e anticlericale rifiutò; non accettando l’offerta di 2 milioni di dollari del Getty Museum lo storico regalò quell’immensa mole di testi allo stato d’Israele.

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Storico dell’arte controcorrente ha maturato negli anni una visione fortemente spirituale e mistica sulle correnti di primo Novecento, con riferimenti al mondo dell’alchimia e delle filosofie orientali; riporto a riguardo una sua frase su Magritte che permette di cogliere le vastità del suo pensiero:

Sconcertava sentirlo sostenere che la conoscenza può dissipare l’ignoranza, ma non può chiarire un mistero. Al contrario, è il mistero che nutre la consapevolezza. Il compito dell’artista, secondo Magritte, doveva essere quello di creare apparizioni che rivelino il mistero assoluto. Senza mistero, nulla davvero esiste. Il mistero è ciò che deve esistere affinché la realtà sia possibile. È il mistero che ci consente di partecipare alla vita dello spirito. Le nostre sensazioni, noi stessi e la pittura, dovrebbero tutti e tre divenire una cosa sola col mistero che ci appartiene”. («Una giornata con Manritte»).

Di seguito segnalo due articoli online:

Il Surrealismo. Una filosofia di vita.

A proposito del Surrealismo e dei suoi detrattori.

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L’interesse sul personaggio è dato dal fatto che questi è il curatore dell’interessantissima mostra aperta al Complesso del Vittoriano a Roma, "La riscoperta di Dada e Surrealismo" (9 ottobre 2009-7 febbraio 2010) che si annuncia come una delle più imponenti e complete mostre mai realizzate sull’argomento. Oltre 500 opere tra olii, sculture, readymade, assemblaggi, collage, disegni automatici ripercorrono nella sua interezza la nascita, il susseguirsi dei Manifesti e delle principali mostre, il cammino figurativo dei tanti protagonisti di questi due movimenti rivoluzionari che tanto potere eversivo hanno avuto tra le avanguardie artistiche del Novecento e tanta influenza hanno esercitato sull’arte successiva alla prima metà del secolo scorso.

Questa mostra ha il grande pregio di offrire una panoramica, probabilmente unica per la completezza e la qualità delle opere esposte, dei soli due movimenti artistici delle avanguardie storiche che, oggi più che mai, hanno conservato la loro attualità e la loro carica eversiva. Arturo Schwarz sottolinea come “Dada e il Surrealismo siano stati gli unici due movimenti dell’avanguardia storica a non limitarsi a una rivoluzione visiva, ma a propugnare invece una rivoluzione culturale, nel senso maoista di “rivoluzione ininterrotta” e di abolizione dell’antinomia tra teoria e pratica… Dada e il Surrealismo suggerivano una nuova filosofia della vita”.

E’ sempre Schwarz a spiegare il titolo della mostra “Dada e Surrealismo riscoperti”. “Riscoperti” perché la maggior parte delle mostre dedicate a questi due movimenti si sono quasi sempre limitate a presentare i protagonisti più conosciuti dimenticando quelli che vi militarono che hanno invece contribuito a precisarne l’etica e l’estetica. L’esposizione al Vittoriano vuole offrire una panoramica la più esaustiva possibile di queste due filosofie di vita uniti dal comune scopo di rinnovamento ma divisi radicalmente sui loro scopi. Dada fu una rivolta per la rivolta partita dalla tabula rasa per negare in modo radicale tutti i valori; il Surrealismo si collocò sin da subito sotto il segno dell’impegno, dell’engagement altrettanto radicale.
Prendete un giornale. Prendete un paio di forbici. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che voi desiderate dare alla vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Tagliate ancora con cura ogni parola che forma tale articolo e mettete tutte le parole in un sacchetto. Agitate dolcemente. Tirate fuori le parole una dopo l’altra disponendole nell’ordine con cui le estrarrete. Copiatele coscienziosamente. La poesia vi rassomiglierà. Eccovi diventato ‘uno scrittore infinitamente originale e fornito di sensibilità incantevole…” : ecco cosa consiglia Tristan Tzara nel 1920 ed ecco sempre lui esclamare nel Manifesto Dada del 1918 che “Dada non significa nulla” e che “l’opera d’arte non deve essere la bellezza in se stessa perché la bellezza è morta”.

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Comunicato stampa della mostra.

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