domenica 11 aprile 2010

I colori di Giotto

Nell'VIII Centenario della fondazione dell'Ordine Francescano, la città di Assisi promuove uno straordinario evento dedicato a Giotto e agli affreschi della Basilica di San Francesco. Aspetti finora ignoti della sua pittura, sono messi in evidenza, anche grazie alle più moderne tecnologie, che ci consentono di recuperare con il restauro le opere originali e, dove non è possibile, di restituirle in forma virtuale. Curatore dell'iniziativa è Giuseppe Basile, a cui si deve uno straordinario lavoro di restauro e di ricerca, grazie al quale è oggi possibile realizzare questo grande evento (intervista a Sergio Fusetti).
Il progetto comprende innanzitutto il restauro dei dipinti murali di Giotto nella Cappella di San Nicola nella Basilica Inferiore; poi, nel trecentesco Palazzo del Monte Frumentario, sarà possibile approfondire la conoscenza delle 28 scene della vita di San Francesco, nella Basilica Superiore, che compongono uno dei cicli pittorici più importanti di tutta la storia dell'arte. Nelle sue suggestive sale è allestita una mostra virtuale su "Giotto com'era", che offre la possibilità di conoscere l'aspetto originale delle Storie di San Francesco della BasilicaSuperiore, ricostruite grazie agli studi di un'equipe dell'Istituto Centrale del Restauro diretta da Giuseppe Basile ed alla maestria di Fabio Fernetti. In un unico spazio che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, la navata unica della Basilica, gli affreschi sono presentati nel loro aspetto originario prima delle alterazioni che il tempo e le vicende storiche hanno fatalmente favorito; sarà possibile osservarli nei colori originari in un percorso dal fascino unico.




All'interno degli spazi espositivi del palazzo del Monte Frumentario il CNR ha realizzato due installazioni di realtà virtuale che consentono un'immersione sensoriale nella scena "La Conferma della Regola".

Sul sito dell'evento http://www.icoloridigiotto.it/index.html, nella sezione multimedia, è possibile scorrere le varie scene nel loro aspetto odierno e originale.

Hirst tra Venezia e Napoli


Damien Hirst torna a lavorare con la Galleria Michela Rizzo, realizzando una serie speciale di lavori sul tema della morte: Original the dead, novità assoluta e omaggio personale alla città di Venezia. 

In mostra, inoltre, oltre venti opere recenti: una serie di sei teschi intitolati Dead, due grandi grafiche Sceptic e Faithless, dove composizioni di farfalle richiamano l’iconografia delle vetrate delle cattedrali europee in un’immagine sospesa tra laicità e fede, un dipinto di grandi dimensioni Beatiful Primal Urges Painting, opera circolare della serie degli spin painting (tele dipinte durante un movimento rotatorio) e ancora, teschi coperti di polvere di diamante. 



Novità anche da Napoli dove Hirst, oltre a presentare opere all'esposizione al Madre, ha deciso di proporre al più presto una sua installazione site specific per la Chiesa di Donnaregina Vecchia. “Il Madre è il più bel museo del mondo. Io amo Napoli non soltanto per l’arte ma perché il direttore e il capo curatore del museo sono bravi a letto. Io sono di Napoli” ha dichiarato Hirst con la consueta e frivola ironia a cui ormai siamo abituati. In questi giorni una nuova opera di Hirst ha generato grande curiosità fra i cittadini del Principato di Monaco. Si tratta di una gigantesca donna incinta che troverà posto nel porto del Principato. In attesa della sua sistemazione definitiva l’opera è ancorata su una delle banchine del porto di De Fontvieille. La statua rivela il teschio, i muscoli ed i tessuti della donna oltre che un bimbo nel grembo. L’ennesima trovata in perfetto stile Hirst che non ha mancato di raccapricciare molte persone. A questo punto ci chiediamo per quanto tempo ancora Damien Hirst ha intenzione di tirare a campare con questa sua indagine bolsa e fritta sulla caducità della vita umana. (Fonte)

mercoledì 7 aprile 2010

La Sistina e le Storie della Vera Croce a 3D e in altissima definizione

In questo post vorrei segnalare qualche sito che si può rivelare ottimo supporto per lo studio e la visualizzazione di importanti opere d'arte; i primi due, tramite splendide ricostruzioni in 3D, permettono di osservare e analizzare a fondo la Cappella Sistina in Vaticano e il ciclo degli affreschi di Piero della Francesca con le Storie della Vera Croce a san Francesco, ad Arezzo. L'ultimo link, invece, permette di osservare ad altissima definizione importanti cicli di affreschi con una risoluzione che permette di cogliere anche le crepe o le crettature sulle opere.


Il primo link riguarda le Storie della Vera Croce osservabili da diverse angolazioni e punti di vista; permette di inquadrare ogni singolo episodio o avere una visione di insieme della cappella.


Il secondo permette di avere una splendida visione a 360° della cappella Sistina; sarà come essere all'interno e si potranno osservare con comodità tutti i particolari e gli affreschi della volta.
http://www.vatican.va/various/cappelle/index_en.htm

Il terzo, infine, permette di osservare ad altissima definizione il Cenacolo di Leonardo, la Gloria di sant'Ignazio di Pozzo, la Figlia di Iorio di Michetti, la Deposizione del Pontormo, le Storie di Cristo di Gaudenzio Ferrari e il Ciclo dell'Ariosto di Palazzo Besta. Certo, poter osservare le crepe e ogni minuto particolare degli affreschi di Pozzo è veramente un'esperienza unica. Questo, per esempio, il viso del Cristo che si dvede trasfigurato in gloria, appena accennato.


venerdì 2 aprile 2010

Digital Life - Video e catalogo

A quasi un mese dall'innaugurazione la mostra DigitalLife all'ex-mattatoio sta ricevendo consensi unanimi, forse per la ventata di novità che ha portato nell'ambiente artistico romano. Come si legge dal catalogo infatti:

L’esperienza della digital life ha del resto radici profonde che si innervano coerentemente nel pensiero contemporaneo. Essa risale infatti a quel cosiddetto “sentire artificiale” che il filosofo Mario Perniola, già quindici anni orsono, riuscì a cogliere nei suoi tre aspetti fondamentali: in primo luogo, nella virtualizzazione della materialità e nell’animazione degli oggetti e delle immagini. L’una e l’altra causate da quella inversione per cui, da un lato gli esseri umani diventano sempre più capaci di espandere la loro potenzialità espressiva, dall’altro il mondo inorganico sembra coadiuvare l’uomo nella sua percezione degli eventi. Perniola definì questo fenomeno “effetto egizio”, riferendosi alla compiuta reificazione dell’umanità e alla conseguente sensibilizzazione dell’ambiente. In secondo luogo assistiamo a un allargamento e a una dilatazione dello spazio. È il fenomeno dell’esteriorizzazione, per cui tutto è superficie, tutto è abito, tutto è esterno. Nell’impossibilità di penetrare in un interno, continuiamo a trovare paesaggi, superfici, tessuti. In questo senso la digital life avrebbe origine da quella sensibilità barocca che Gilles Deleuze descrisse molto bene nel saggio “La piega”, che era appunto dedicato allo studio del barocco. Ma il momento più importante è il terzo, ossia quello di un sovrainteressamento di tipo emozionale che non appare utilitario, bensì legato al raggiungimento di uno scopo o alla realizzazione di un progetto. Il filosofo Wittgenstein parlava di una epoché colorata ed intensa, allorché qualcosa viene percepito sotto un nuovo aspetto che non si era colto prima: vedere cioè in modo differente.
 
Posto un bel video-documentario realizzato da Dillinger.it mentre, cliccando sulla locandina, è possibile scaricare il catalogo ufficiale.
 


giovedì 1 aprile 2010

Boogie Woogie - La Londra di Hirst in un film


Boogie Woogie è un film di Duncan Ward del 2010 su soggetto di Danny Moynihan, con Amanda Seyfried, Gillian Anderson, Stellan Skarsgård, Heather Graham, Christopher Lee, Joanna Lumley, Alan Cumming, Danny Huston, Charlotte Rampling, Gemma Atkinson. Prodotto in Gran Bretagna. Nella Londra contemporanea (quella di Hirst e del gruppo YBAs) si intrecciano le storie di collezionisti, artisti, imprenditori e commercianti tutti con un unico scopo nella vita: ottenere fama, sesso, denaro e salire rapidamente la scala sociale. La storia è incentrata intorno all'acquisto di un'opera di Mondrians dal titolo Broadway Boogie Woogie. Il film narra le vicende dei mercanti d'arte, collezionisti, artisti e wannabees tutti disposti a usare ogni mezzo necessario per realizzare le loro ambizioni personali. Ogni storia parallela precipita verso la sua conclusione depravata ed egoista; un finale tragico riorganizzerà tutte le storie. Damien Hirst ha agito come consulente artistico del film, che include alcune delle sue opere, tra cui il dipinto Spin. Uscirà nelle sale il 16 aprile e speriamo di vederlo presto in Italia.





Andy, Damien e la vanitas


Vanitas

Dal 28 giugno al Musée Maillol di Parigi la mostra La vanità da Caravaggio a Damien Hirst, curata da Strinati.

I disegni italiani di Escher

Maurits Cornelis Escher è ricordato per i suoi disegni e le sue incisioni "assurde", trasfigurate da un'irrealtà verosimile e matematica. Meno conosciuti sono i suoi disegni giovanili che rivelano soluzioni e scorci che il grafico olandese attuerà negli anni successivi. In particolare vorrei sottolineare gli splendidi fogli realizzati durante il suo periodo in Italia, dal 1922 al 1935; nel 1922, un anno cruciale nella sua vita, Escher visitò l'Italia (Firenze, San Gimignano, Volterra, Siena, Ravello, Abruzzo e Molise) e la Spagna (Madrid, Toledo, Granada). Fu impressionato dalla campagna italiana e dall'Alhambra di Granada, famoso palazzo moresco del Trecento.

Escher viaggiò regolarmente in Italia anche negli anni seguenti realizzando visioni degne di un viaggiatore del gran tour, immagini fedeli eppur contenenti già temi e tensioni interne degne delle sue realizzazioni più famose. Forti chiaroscuri, scorci particolari, prospettive allucinate, segni incisivi. Splendide le vedute di Roma, dalle quali esce fuori una città quasi noir; per campanilismo, inoltre, vorrei segnalare anche lo splendido disegno del castello di Cerro al Volturno, in Molise.


lunedì 29 marzo 2010

Imagine Peace Tower - Una torre per la pace



Imagine Peace Tower è il memorial di John Lennon realizzato dalla sua compagna, Yoko Ono. Quest’opera d’arte pensata nel ‘67 da Ono quando conobbe John Lennon è diventata realtà; nei progetti era semplicemente une torre di luce oggi è l’Imagine Peace Tower: un vero progetto di pace oltre al personale regalo di Yoko al marito Yohn nel giorno del suo compleanno: il 9 ottobre. L’opera si trova in Islanda per scelta di Yoko che premia uno Stato senza esercito e sempre in prima linea nelle vicende ambientaliste; è stata posta sull’isola di Videy ed è ben visibile dalla vicina capitale Reykjavik. Chiunque voglia scrivere messaggi di pace può farlo dal sito od inviando alla casella postale: IMAGINE PEACE TOWER, P.O. Box 1009, 121 Reykjavik, Iceland; tutti i messaggi saranno messi in capsule e interrati intorno alla torre di luce.







giovedì 25 marzo 2010

Duchamp, Schwarz e gli orinatoi


I critici tendono a considerare l’orinatoio di Marcel Duchamp, dal titolo "Fontana", come l'opera più importante del 20 ° secolo. Eppure, la sua posizione nel mondo del collezionismo non sempre ha rispecchiato il valore dell’idea. L’opera ha messo in discussione le nozioni di autenticità di opera d’arte, quando Duchamp nel 1917 ha prima acquistato un prodotto di massa, un dispositivo idraulico, e poi lo ha firmato "R. Mutt" (Fontana?). Ora, oltre 40 anni dopo la morte dell'artista, il problema della legittimità dell'opera rimane rilevante e orinatoi non autorizzati sono stati scoperti in circolazione in Italia. Il mondo dell'arte ama gesti concettuali paradossali, ma sembra che qualcuno potrebbe essere preso per il culo.
"Fontana" è stato il primo ready-made di Duchamp progettato per fare scandalo. L'artista, che era membro del consiglio della Society of Independent Artists, la cui mostra non aveva nessuna giuria, cercò da subito di imporsi in America. Sapeva comunque che la maggior parte delle persone avrebbe percepito il lavoro come uno scherzo, soprattutto se presentato da uno sconosciuto Richard Mutt di Philadelphia. Quando il consiglio di amministrazione votò contro, Duchamp e il suo principale mecenate, Walter Arensberg, si dimisero in segno di protesta –la storia fu rapidamente fatta girare sui giornali di New York.
Il ready-made ebbe il suo debutto in pubblico poche settimane più tardi in una rivista d'arte chiamata BLIND MAN. Una foto dell’orinatoio di Alfred Stieglitz fu pubblicata insieme al Manifesto fondante dell’arte concettuale, e comprendeva le celebri frasi: "Now Mr. Mutt's fountain is not immoral, that is absurd, no more than a bathtub is immoral. It is a fixture that you see every day in plumbers' show windows. Whether Mr. Mutt with his own hands made the fountain or not has no importance. He CHOSE it. He took an ordinary article of life, placed it so that its useful significance disappeared under the new title and point of view — created a new thought for that object." «Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha SCELTA. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista – ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto».
L'orinatoio poi, come molti dei primi ready-made, fu criticato ecestinato. Così insignificante fu, al momento, il Pissoir porcellana che nessuno riesce a ricordare esattamente cosa successe all'opera in quegli anni, tanto che se ne persero le tracce.

"Fontana" non fu considerato un oggetto d'arte almeno fino a dopo la seconda guerra mondiale, quando Duchamp diventò una figura di culto tra gli artisti Pop. In risposta al desiderio del mondo dell'arte di vedere il suo leggendario sanitario, Duchamp autorizzò curatori ad acquistare orinatoi a suo nome nel 1950, 1953 e 1963. (Il primo è nel Philadelphia Museum of Art, il secondo è perso e il terzo si trova nel Moderna Museet di Stoccolma.) Poi, nel 1964, in collaborazione con Arturo Schwarz, un mercante d'arte di Milano, storico e collezionista, l'artista prese l’epocale decisione di rilasciare 12 repliche (una edizione di otto, con quattro prove) dei suoi più importanti ready-made, compreso l'orinatoio. Schwarz, che ora 86, ha continuato a scrivere il catalogo ragionato dell’artista-un libro scientifico con lo scopo di documentare l’opera completa di Duchamp.
Come anche pittore di baffi sulle cartoline della Monna Lisa, Duchamp aveva compreso il potere della riproduzione che rendere iconica (icona) una propria opera e consolida la reputazione internazionale di un artista. In effetti nove delle 12 "Fontane" ufficiali di Schwarz sono state inserite nelle collezioni dei musei ditutto il mondo (compresa la nostra GNAM). Delle tre in mano ai privati, una è a Bel Air, in California, un'altra è a Manhattan presso la famiglia Mugrabi, e l'ultima, di proprietà di Dimitris Daskalopoulos ad Atene, sarà esposta presso la Whitechapel Gallery di Londra questa estate.
Tra i numerosi paradossi degli orinatoi di Schwarz vi è il fatto che questi sono delle elaborate sculture di terracotta modellate sulla foto di Stieglitz del "originale". Ogni copia ha una storia, ma nessuna batte quella della numero 13. Soprannominata "il prototipo" e recante la firma di Duchamp, è passata tranquillamente per il mercato nel 1973 presso l’allora neonata galleria di Ronald Feldman a New York. Andy Warhol, che aveva visitato la galleria più volte, premette affinchè il sig Feldman scambiasse l'orinatoio con alcuni dei suoi ritratti. "Duchamp non fu venduto bene in quei giorni", disse il signor Feldman, "ma Andy comprese cosa volesse dire fare multipli perché in seguito ne fece lui stesso". Quando Warhol morì nel 1987, il suo orinatoio fu consegnato a Sotheby's come parte del suo gigante patrimonio di cinque volumi di opere. "Fontana" fu surclassata dalle stampe e ricevette una stima di $ 2.000-2.500. Fu venduta per $ 65,750 a Dakis Joannou, un magnate greco-cipriota, ed è ora esposta nella sala della sua abitazione principale di Atene. "Non riuscivo a credere che si potesse davvero", dice l'onorevole Joannou. "La gente non ha compreso la sua importanza storica, per cui abbiamo fatto un buon affare." Nel decennio successivo, la fama di Duchamp è aumentata ancora come la stima delle sue opere. Nel 1999 Sotheby's ha inserito un orinatoio Schwarz sulla copertina del suo catalogo di vendita Contemporary Art con un prezzo di $ 1,8 milioni.

I collezionisti d'arte contemporanea sono propensi all'acquisizione di singole opere, anche se in serie, ma non di edizioni limitate e non autografe. Alcuni possono essere costernati dall’apprendere che ci sono almeno altri tre "orinatoi Duchamp". Gio di Maggio, un collezionista la cui la Fondazione Mudima è a Milano, e Luisella Zignone, una collezionista di Duchamp con sede a Biella, hanno entrambi "Fontane" ricevute come regalo dal signor Schwarz. Sergio Casoli, un commerciante di Milano, parimenti dice di possedere una. (Egli ha rifiutato di mostrarla.)
Schwarz afferma che queste altre opere sono state fatte nel 1964 sotto la supervisione di Duchamp, ma non sono state incluse nella serie originale a causa di "imperfezioni". (E 'improbabile che ci possano essere più di 17 orinatoi di questa edizione, ma solo Schwarz lo può sapere con certezza.) Nessuno dei recenti orinatoi presentano la firma "Marcel Duchamp" che attesti il ready-mades. Tuttavia le Fontane possedute dal Sig. Di Maggio e dalla signora Zignone sono state esposte in istituzioni pubbliche a Basilea e Buenos Aires. In un'intervista, l’autorevole Schwarz a malincuore ha confermato che sta cercando di vendere una quarta "Fontana" per una somma che, una fonte ha riferito, è di $ 2,5 milioni. (Incalzato il signor Schwarz, ha detto che il prezzo richiesto dipende dal fatto che l'acquirente sia un museo, una collezionista dalla buona reputazione o uno speculatore.)
La fondazione dell’artista non è soddisfatta. Jacqueline Matisse Monnier, il presidente dell'Association for the Protection and Conservation of works by Marcel Duchamp, dice che "né mia madre né io ho mai sanzionato la vendita non di un ready-made non autorizzato." Vede attività di Schwarz come un fatto curioso, dato che "Arturo è stato un grande amico di Marcel". La madre della signora Monnier, la "Teeny", è stata sposata con Pierre Matisse, mercante, figlio di Henri, prima di sposarsi Duchamp, diventando erede sia delle opere di Henri Matisse che di quelle di Duchamp.
Alcuni studiosi di Duchamp sono indignati. Francis M. Naumann, uno studioso e commerciante che ha pubblicato molto su Duchamp, sostiene che questi orinatoi non possono essere considerati Duchamps a tutti gli effetti. "Per Duchamp, la firma era tutto", egli sostiene. "È l'elemento più importante nel processo di trasformazione di un oggetto comune di tutti i giorni in un opera d'arte".

Altri sembrano più ambivalenti. Daniella Luxembourg, co-proprietario del Luxembourg & Dayan, una galleria di New York che recentemente ha tenuto una mini-retrospettiva di Duchamp, dice circa il mercato sull’artista che "l'atmosfera è come quella delle reliquie in una religione", aggiungendo che "con la globalizzazione, le differenze tra ciò che è stato firmato da Duchamp e ciò che era nelle sue vicinanze diventeranno sempre più piccoli. "

Il rapporto di Duchamp col commercio non è stato mai ingenuo. Anche se ha preferito regalare il suo lavoro, piuttosto che venderlo, l’artista ha fatto una vita da mercante d'arte per molti anni. Duchamp è stato anche un grande giocatore di scacchi pertanto si potrebbe pensare che si sia portato avanti di molte mosse. Ci si chiede se l’ideatore del Dada, che metteva in discussione il concetto di opera d'arte autentica, non potrebbe essersi divertito nel confondere le acque del mercato attuale con questi discutibili "Fountains". "La mia produzione", ha detto una volta, "non ha alcun diritto di subire speculazioni".



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