Questo Caravaggio, per come è stato ridotto e danneggiato (per essere stato arrotolato durante il furto), più che la cattura di Cristo mi ricorda l'Ecce Homo. La tela è quella trafugata ad Odessa nel 2008 e recentemente ritrovata a Berlino, considerata originale dalla critica solo nel 1950. (La Stampa).
martedì 29 giugno 2010
La Girandola di Castel Sant'Angelo
Per la festa del 29 giugno dei santi Pietro e Paolo dall'anno scorso a Roma è stata ripristinata l'usanza della celebre Girandola a Castel Sant'Angelo e, anche quest'anno, ieri si è potuta ammirare in tutto il suo splendore di luci e suggestioni dall'altra parte del Tevere o da Ponte sant'Angelo, spettacolo unico nel suo genere che ricorda i fasti di un tempo della corte pontificia quando Roma appariva agli occhi del mondo una meraviglia e ogni festa, spettacolo o cerimonia, era pervasa da una forte carica di magnificenza. La "girandola", introdotta a Roma nel 1481 per celebrare il pontificato di Papa Sisto IV e poi in seguito utilizzata per celebrare le principali festività dell'anno, consiste in una cerimonia di luci, spari, mortaretti, colpi di cannone e fuochi d'artificio che arriva a durare fino ad un'ora e mezza. Fin dalla metà del Cinquecento i fuochi d’artificio, entrati nella tradizione festiva popolare italiana dal XIV secolo, assumono il carattere di evento finale di cerimonie ufficiali quali tornei, cavalcate per illustri ospiti, vittorie militari, incoronazioni del principe, canonizzazioni. La sera della vigilia della festa del Santo, la basilica di San Pietro viene ricoperta da lanterne e fiaccole disposte in modo da esaltarne la bellezza e le forme. E’ una visione che, in un mondo dove il buio della notte non è stato ancora annullato da una potente illuminazione pubblica (solo nel 1856 la città viene dotata dell’impianto a gas), nessun romano e nessuno degli innumerevoli stranieri presenti nella città vuole perdersi. Contrappunto laico alla suggestiva luminaria di San Pietro è la girandola di Castel Sant’Angelo. La prima girandola fu probabilmente eseguita già nel 1481 per l’anniversario della salita al soglio pontificio di Sisto IV. Ne seguirono per l’incoronazione dei papi, per i loro compleanni, per le venute dei principi e in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo. Nel 1851 la girandola viene trasferita sul piazzale del Pincio.
Sarebbe comunque riduttivo definire la Girandola un semplice fuoco d’artificio. Questo grandioso spettacolo pirotecnico era ottenuto grazie a enormi macchinari sistemati sulla sommità del Castello: attraverso l’accensione di razzi, bengala ed altri fuochi artificiali si generavano disegni fantastici, che avvolgevano il castello. Al disegno delle macchine per le girandole di Castel Sant’ Angelo si applicarono i più grandi artisti del tempo: da Michelangelo al Bernini, da Vanvitelli al Fuga. Era un vanto da mostrare all’intera Europa per l’ingegno, l’architettura e i colori che i “mastri” addetti segretamente e sotto giuramento si tramandavano nel tempo. Scopro dal sito del Mibac come dietro lo spettacolo pirotecnico vi fosse una complessa simbologia e che tutto (dai disegni, ai colori, agli effetti) fosse minuziosamente studiato; circolavano già dal '400 trattati sull'arte pirotecnica e da questi manuali si ricavano anche miscele dimenticate nel tempo che in parte, oggi, vengono riscoperte: il LICOPODIO, una spora di una pianta che cresce nelle remote foreste degli Urali e in alcune zone delle Alpi, che opportunamente trattata crea degli effetti straordinari; oppure la LAMINARIA, un‟alga che ci arriva da una baia dell‟Irlanda del Nord, una baia che sembra incantata, come da incanto sono gli effetti che quest‟alga produce dietro una complessa manipolazione; o ancora il DITTAMO, arbusto che cresce anche da noi; tra le varie curiosità vi è anche un insalata la SARNICOLA, che cresce in prossimità del mare su terreni e rocce ricchi di salinità, ottima da assaporare con aceto e olio di oliva, ma che bruciata genera dei sali che solo noi sappiamo come usare, e che un tempo erano utilizzati dai mastri vetrai di Venezia. (articolo sulla Girandola e l'arte pirotecnica).
In basso una galleria con alcune suggestive vedute notturne di Roma con l'evento della Girandola. Se volete, anche un modo per festeggiare le 50.000 visite di questo blog, un risultato inaspettato poco più di un anno fa quando ho iniziato ad inserire "suggestione d'arte". Un ringraziamento, pertanto, va a tutti i lettori, occasionali o meno.
sabato 26 giugno 2010
La poetica e lo sguardo. Sara Pellegrini e Giuseppe Zupa
Luogo: Officina Solare Gallery Via Marconi, 2 Termoli
Data: 26 giugno / 8 luglio 2010
Orario di apertura: 19.30 /21.30 tutti i giorni compreso festivi
Organizzazione: Nino Barone
A cura di: Tommaso Evangelista
Inaugurazione: sabato 26 giugno 2010, ore 19.00
Info: 329.4217383
mercoledì 23 giugno 2010
Le più antiche icone degli apostoli
"Sono le più antiche immagini degli apostoli e risalgono alla fine del IV Secolo". Così Fabrizio Bisconti, sovrintendente ai lavori archeologici delle catacombe di Santa Tecla a Roma ha annunciato la scoperta delle icone di Pietro, Paolo, Andrea e Giovanni, le prime raffigurazioni del volto dei quattro apostoli, nascoste per secoli sotto un cubicolo situato sotto un palazzo risalente agli anni '50. "Per Andrea e Giovanni si tratta delle prime rappresentazioni iconografiche in assoluto, mentre per Pietro e Paolo esistevano già delle rappresentazioni ma mai da soli e mai sotto forma di icona".
C’è voluto il laser per scoprirli, a niente erano serviti bisturi, acqua, nebulizzazioni. Il ritrovamento è stato illustrato ieri da monsignor Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia commissione di Archeologia sacra, monsignor Giovanni Carrù, segretario della stessa commissione, il professor Bisconti e Barbara Mazzei, responsabile del restauro. Tutto è iniziato un anno fa, quando in un angolo della volta del cubicolo gli archeologi avevano scoperto un primo volto, quello di San Paolo. Era il giugno del 2009, da quel momento gli studiosi hanno intuito che nella volta del cubicolo si potevano nascondere altre icone. "Dopo vari tentativi falliti il laser ha fatto centro – spiega Bisconti -. Venuta giù la patina calcarea, abbiamo scoperto nei tre angoli della volta gli altri apostoli e al centro l’immagine del Buon Pastore. Sono le prime rappresentazioni degli Apostoli come icone in assoluto. Ora disponiamo delle più antiche immagini degli apostoli risalenti alla fine del IV Secolo".
I quattro dipinti, come detto, si trovavano sotto un cubicolo fatto edificare da una nobildonna del tardo Impero romano, che commissionò la decorazione della tomba basandosi prettamente su temi biblici. Il cubicolo e l'intera struttura delle catacombe sono situate sotto un palazzo risalente agli anni '50, la cui costruzione non ha danneggiato i reperti archeologici. "Come facciamo ad essere sicuri che si tratti proprio dei santi apostoli? Abbiamo confrontato le immagini con alcune rappresentazioni degli apostoli che possiamo ritrovare a Ravenna e risalenti a qualche tempo dopo complete anche di didascalia. Pietro, ad esempio, è rappresentato con un'immagine stereometrica e con una incipiente calvizie". Le opere come sottolineato da Bisconti, rappresentano un'importante scoperta archeologica "chi le ha disegnate non era certamente un pittore raffinato, anzi, direi, estremamente corrivo". Nella volta del cubicolo ci sono anche le immagini di una matrona romana e di "un fitto cassettonato che forse imitava la Basilica di San Paolo sappiamo che alla fine del IV secolo era stato ricostruito un "martyrium paolino" e diverse fonti ci dicono che il soffitto era tutti travi e lamine d'oro". "Il cubiculo - prosegue il sovrintendente Bisconti - emula un mausoleo o una basilica. Vicino c'è l'immagine di un collegio apostolico con cristo al centro tra gli apostoli, come di solito era raffigurato negli absidi delle basiliche romane. La matrona appare ingioiellata insieme alla figlia in atteggiamento orante". "Alla fine di IV secolo a Roma vive San Girolamo, che dà avvio a una sorta di ascetismo quasi monacale, coinvolgendo diverse matrone della città. E la donna sepolta in quel cubicolo poteva essere una di queste aristocratiche che, convertita al Cristianesimo, viaggia poi in Terra Santa per vedere i luoghi degli apostoli. Poi, al ritorno, fa riprodurre le loro immagini sulla tomba. In ogni caso, sono le icone più antiche a figura intera di Pietro e Paolo e, in assoluto, quelle più antiche di Andrea e Giovanni".
Dal link un articolo di Bisconti e Ravasi, tratti dall'Osservatore romano, sulla scoperta del 2009 dell'icona di San Paolo. Anche da RadioVaticana su quest'ultima scoperta. In basso le icone di San Paolo e San Pietro.
giovedì 17 giugno 2010
Le sculture sospese di Claire Morgan
Claire Morgan. L'arte di questo artista mi intriga particolarmente. Poca voglia di scandalizzare e molta ricerca sulla forma, un pizzico di surrealismo e tanta pazienza e inventiva. Le installazioni che riesce a creare, così, sospese nell'aria, diventano immateriali sculture di grande fascino e suggestione. Su acidolatte altre belle immagini.

Etichette:
Arte contemporanea,
Impressioni,
installazioni
I restauratori francesi rovinano un Veronese
Gli italiani lo fanno meglio...il restauro, a volte senza soldi, sempre con la spada di Damocle della chiusura di importanti scuole (come l'icr, l'istituto che, sotto Brandi, ha insegnato al mondo le metodologie di un restauro moderno), ma di certo con professionalità ed esperienza che limitano di molto errori e incongruenze. Penso, a riguardo, a cosa è successo in questi giorni in Francia. Hanno suscitato grandi polemiche le operazioni di restauro portate a termine sulla Cena in Emmaus, uno dei capolavori del Veronese del 1660 custodito al Louvre. Gli esperti del museo parigino, dopo un lungo lavoro sull'opera, avrebbero dovuto restituire al quadro forme e colori originali. Invece qualcosa sarebbe andato storto e il volto di una delle protagoniste del capolavoro sarebbe stato stravolto. Come racconta in lungo articolo l'Observer di Londra un primo restauro avrebbe «mutilato parte del suo naso», mentre un secondo intervento avrebbe lasciato la donna «con una narice innaturalmente ampia e con le labbra gonfie». Il risultato, come si vede dall'immagine in basso, è la trasformazione delle fattezze rinascimentali della donna, tipicamente del Veronese, in un qualcosa di eccessivamente lezioso e innaturale come possono essere le fattezze delle donne di un Boucher. Errori grossolani del genere sono quanto di più distruttivo possa accadere ad un'opera d'arte in quanto alterano la sua percezione, veicolando istanze formali diverse. Immagino che Zeri, che tanto ha lottato contro questi restauri invasivi, avrebbe criticato aspramente.
continuando con l'articolo del Corriere:
CRITICI - L'accusa più grave arriva da Michel Favre-Félix, presidente dell'Aripa (Associazione per il rispetto e la salvaguardia dell'eredità artistica) che ha polemizzato sottolineando che i restauratori hanno colpevolmente modernizzato il volto della donna: «Veronese aveva immaginato una madre di nobile famiglia, che richiamava il volto della Vergine Maria. Invece la donna è stata trasformata in una caricatura di un'adolescente del ventunesimo secolo, con guance gonfie e un ridicolo broncio». Alla fine secondo il presidente dell'Aripa con quest'operazione di «modernizzazione» i restauratori hanno falsificato la fisionomia e l'intera espressione della donna e hanno commesso «errori davvero grossolani» . Il museo si è rifiutato di riconoscere che erano stati effettuati due restauri sull'opera nonostante le prove fotografiche dimostrassero chiaramente come il quadro fosse cambiato nel corso del tempo: «Si tratta di un incredibile autogol del Louvre», ha dichiarato Michael Daley, direttore di ArtWatch UK, associazione che supervisiona le arti restaurative e che dedicherà gran parte del prossimo numero della rivista ArtWatch UK Journal allo scempio portato a termine sul dipinto del Veronese. «Dopo le critiche comparse sulla stampa francese a seguito del primo restauro, il Louvre ha deciso di restaurare di nascosto e di nuovo l'opera, ma senza lasciare alcuna traccia di questa decisione».
ERRORI GROSSOLANI - Anche Daley pone l'accento sui «grossolani errori» commessi dagli esperti del Louvre. Dopo aver rivelato che questi ritocchi artistici assomigliano molto agli odierni interventi di chirurgia plastica, ha definito l’intero restauro «ingiustificato e insostenibile». Secondo il direttore di ArtWatch Uk oltre al naso che ha perso la sua fisionomia iniziale, anche le labbra sarebbero state modificate radicalmente diventando gonfie e senza forma: «Si tratta di una versione aliena del XXI secolo», taglia corto Favre-Félix. «Disonora il dipinto del Veronese». Mark Zucker, professore di storia dell'arte alla Louisiana State University e grande esperto di Rinascimento italiano è ancora più tagliente: «Il termine giusto per descrivere ciò che hanno fatto i restauratori è: scioccante».
mercoledì 16 giugno 2010
La promocard del Maxxi
Non so a voi, ma a me la promocard del Maxxi piace da morire; sintetizza appieno la novità e gli obiettivi del museo con la trovata di considerare le forme della struttura canali dai quali passa la fruizione (la vista, l'olfatto, la parola). Naturalmente fa leva sulle qualità dell'architettura (si vedano queste foto dal sito channelbeta) come strumento per colpire i sensi. Vagamente mi ricorda la celebre copertina dei Chemical Brothers Push the button. Da questo link è possibile inviare una cartolina virtuale.
lunedì 14 giugno 2010
Apollo e le Muse - L'enigma di Tintoretto
Nel 1981 Henry John Ralph Bankes, discendente dell’esploratore ed egittologo inglese William John Bankes, lasciò al National Trust la magione di Kingston Lacy nel Dorset: fra i beni contenuti nell’antica casa di famiglia c'era anche un dipinto, originariamente conosciuto come «Apollo e le Muse», che si diceva fosse del Tintoretto, anche se le pessime condizioni in cui era stato tenuto ne avevano reso difficile l’attribuzione ufficiale. Così, il dipinto è rimasto dimenticato in un deposito per 30 anni, fino a quando non si è deciso di mettervi mano con un grosso intervento di restauro costato quasi 45mila euro, eseguito dagli esperti dell’Hamilton Kerr Institute di Cambridge, che hanno rimosso 500 anni di sporco e vernice ormai scolorita.
Al termine del lavoro di recupero, è stato così possibile confermare che si trattava davvero di un’opera del maestro del Rinascimento veneziano, sebbene, analizzandola poi ai raggi X e infrarossi, siano emersi forti dubbi sul simbolismo del quadro e sull’identità dei personaggi raffigurati, tanto da spingere i curatori del «National Trust» a cambiargli il titolo in «Apollo (o Imeneo) che incorona il Poeta dandogli una Sposa» e a chiedere aiuto al pubblico per risolvere il mistero legato al dipinto.
«In questo momento, abbiamo più domande che risposte – ha confermato al "Daily Telegraph" Rob Gray, responsabile della "House and Collections" di Kingston Lacy – e stiamo ancora cercando di capire che cosa significhi il quadro. La prima volta che ci è arrivato, infatti, il dipinto era così scuro che potevi a malapena distinguere le figure, ma dopo il restauro abbiamo cominciato a dubitare del titolo originario e gliene abbiamo dato uno provvisorio». Acquistato da William John Bankes nel 1849, mentre era in esilio a Venezia, il dipinto risalirebbe fra il 1560 e il 1570 e sarà mostrato per la prima volta mercoledì proprio a Kingston Lacy. «Il processo di restauro ha evidenziato i tratti inconfondibili del Tintoretto – ha spiegato a "The Independent" la consulente d’arte Christine Sitwell – ma ha lasciato sconcertati per i contenuti che vi sono raffigurati».
A sorprendere gli esperti, è il fatto che vi fossero rappresentate appena sette Muse (nella mitologia greca erano nove) e che vi sarebbero anche una figura identificabile con Ercole (grazie alla testa di leone e alla pelliccia sopra la testa) che tiene una lancia nella mano destra e un arco con la sinistra e un personaggio dalle fattezze androgine, probabilmente un poeta, mentre ai piedi di Apollo comparirebbero una serie di oggetti inspiegabili, fra cui una coppa, un piatto e una scatola, tutti d’oro. «L’arco in mano ad Ercole è significativo – ha affermato il dottor Paul Taylor, vice curatore del “Warburg Institute” – perché l’Ercole gallico è sinonimo di eloquenza e, quindi, questo lascia supporre che l’uomo incoronato sia uno scrittore o un oratore, mentre le donne che portano i fiori devono essere le Grazie. Anche il fatto che Apollo stia in piedi sugli oggetti in oro è interessante, perché potrebbe indicare il suo aver voltato le spalle alle cose materiali, per raggiungere la gloria». «È senz’altro un’opera di grande significato – ha concluso Alastair Laing, curatore dei dipinti e delle sculture del National Trust – perché Tiziano, Veronese e Tintoretto sono i tre grandi maestri della metà del XVI secolo. Avere un dipinto di Tintoretto in una casa inglese, anziché nella sua location originaria di Venezia o in un museo italiano, è un fatto davvero straordinario, ma ancor più straordinario è che non sappiano ancora per chi o per cosa il quadro sia stato dipinto e cosa rappresenti». (Fonte: Corriere).
Si veda anche Historytimes
Mat Collishaw alla BFI Southbank
Mat Collishaw è stato uno dei protagonisti più trasgressivi della YBA, quando scandalizzava il pubblico e la critica con immagini sessuali ambigue o violente. Nel febbraio 2010 l'artista ha realizzato una significativa personale presso la galleria BFI Southbank, appena conclusa. Il lavoro è ispirato alle opere del regista armeno Sergei Paradjanov e fonde la scultura e l'immagine in movimento in una composizione architettonica strutturata quasi come una pala d'altare. Collishaw fonde la bidimensionalità dell'immagine in movimento con la tridimensionalità della scultura e trasmette poeticamente lo spirito di ricerca artistica di Paradjanov, creando un mondo di fiaba in cui bene e male, sacro e profano, amore e violenza si fondono. Il video è visionabile dal questo link.
Iscriviti a:
Post (Atom)








.jpg)













